Intrattiene, diverte, contagia con il suo calore di romagnolo le coppie di concorrenti che, al suono del gong, si sfidano sulle piastre a induzione, friggendo e impiattando ricette personali niente male: i tortelli di ricotta con sugo alla Norma, freschi ed estivi, dice che li proporrà nel suo nuovo ristorante, a Ferrara.

Simone Finetti, 33 anni, di Argenta, è lo chef scelto per guidare i Coop Cooking, le nuove gare di cucina amatoriale che hanno preso il via nelle postazioni allestite, da giugno, nei centri commerciali di Bologna, Empoli, Torino e (in luglio) Terni e Genova. Lui, fra riprese video e interviste ai soci col grembiule da “Cuochi per un giorno”, che acquistano e poi preparano in diretta i prodotti Coop, che fa? C’infila le sue conoscenze di chef che «ama fare il divulgatore». Viene da Masterchef e si vede, ma non sopporta i colleghi che rompono piatti in terra e ha idee personali e ben precise – dopo 15 anni di alta formazione, partendo da Gualtiero Marchesi e Giacinto Rossetti, e gli studi in Francia –, su cosa debba essere, oggi, la buona cucina: non moda ma sostanza, non importazione a basso prezzo ma tradizione italiana, valorizzazione del territorio e di chi lo lavora. Il suo stile alla mano e il suo pensiero riassumono anche l’idea di comunità che c’è dietro il progetto “Partecipiamo” di Coop: un mix di incontri, in presenza e online, tra soci, di scambi e conoscenze.

Ma ora eccoci con Finetti e tre coppie che si sfidano nel “contest” di CentroNova, il centro commerciale di Villanova di Castenaso, alle porte di Bologna. Una domenica speciale a tema “Brunch sul prato”. La passione per la cucina traspare subito, nei concorrenti, e la simpatia pure. Tiziana, da Faenza, presenta con l’amica Ilaria un “Girasole a colori invertiti”: dentro, una caprese con l’uovo, fuori, i petali di bresaola. Gaetano e Roberto si sono inventati un “Viaggio al sud”, accoppiando cuscus siciliano e frittata di tagliatelle. “Orologio del gusto” è invece il piatto di Gianluca, origini campane, e Lyudmyla, ucraina, in arrivo da Modena: «Una interpretazione di fritti all’italiana» spiega lui, citando le pastellature alla Gioacchino Murat, re francese di Napoli, a cui si ispira. «L’olio di arachidi è il migliore per friggere – informa, intanto, la superstar del Coop Cooking, brandendo il microfono –: ha il punto più alto di fumo». Distribuisce una carta regalo da spendere (in 20 minuti) in prodotti Coop, e poi via, avranno 40 minuti di tempo per c0nvincerlo della bontà, della presentazione e dell’attinenza dei piatti al tema. «Per evitare che il peperone si ripresenti per giorni, togliamo prima l’albedo, cioè la parte bianca, e peliamolo», suggerisce. Quindi sentenzia: «Un buona cucina comincia sempre da una grande spesa».

Alt, Finetti! Può spiegarci questa frase?, gli chiediamo a fine show. Suona quasi come uno slogan per la rivoluzione dei prodotti a marchio Coop. Premetto che sono un socio anch’io, sia con partita Iva sia da privato cittadino, e apprezzo la politica di Coop di fare la spesa nel territorio. Se vai nelle varie regioni, vedi che ci sono più prodotti locali rispetto ad altri posti. Quello che ha nuociuto, in questi anni, è stata una certa standardizzazione nell’approvvigionamento del cibo: le fragole ci sono a maggio-giugno, non a Natale! Sia da rivenditori sia da cuochi, il nostro compito è rilanciare il più possibile un giusto modo di fare la spesa, che è fondamentale per la sopravvivenza dell’agricoltura stessa, degli allevatori e degli artigiani del gusto. Stagionalità e qualità vanno messe ai primi posti. Poi dipende tutto dall’acquirente finale, che noi dobbiamo orientare verso un acquisto buono, etico, conveniente.

Utilizza prodotti Coop nel suo mestiere? Sì, la linea Fiorfiore a me piace molto. Trovo deliziosi i bocconcini di burrata di mozzarella campani. Ho visto anche che stanno facendo un’ottima selezione della pasta, che non è un prodotto facile, con la Gragnano. E sono rimasto colpito dalle olive taggiasche condite con aglio e peperoncino. Le uso spesso nel laboratorio di pasta fresca che ho fondato durante la pandemia con tanti miei amici che sono stati messi a casa: da lì facciamo le nostre dieci ricette tipiche e le spediamo in tutta Italia.

Lei è fautore di un ritorno alla tradizione, ai piatti della nonna. Vuole ribaltare il concetto dello chef estroso e creativo?Proprio così. Ce ne sono alcuni che stimo tantissimo, altri per niente, perché continuano ad affermare che lo chef crea. Io vengo da una scuola di cucina molto antica, sono della linea franco-italiana e soprattutto marchesiana. Per noi il cuoco studia una vita per padroneggiare la tecnica che serve a non rovinare una grande spesa, che è il frutto del lavoro di qualcun altro. Non crea assolutamente nulla. Chi crea è chi pota per 15 ore al giorno in campagna, chi va a pescare i branzini a dicembre con 5 gradi sotto zero e onde alte 3 metri, chi si occupa di una mucca e la munge alle 5 della mattina.

Il progetto di Coop intende rinnovare la relazione con i soci e creare nuove occasioni d’incontro in cucina, ma anche altrove. Che ne pensa un romagnolo doc? Che è una buona arma di difesa dai social network, che stanno distruggendo le relazioni umane: tutti si nascondono dietro uno schermo per far finta di essere qualcuno, e quando li incontri per strada non hanno il coraggio di dire neanche “ciao”. Ritrovare lo spirito di aggregazione, provare, almeno, a coinvolgere le persone è fondamentale anche per condividere idee e tradizioni che altrimenti andrebbero perse. Bisogna ricominciare a dire che la cucina è una scusa per stare insieme. Io vedo mio padre che quando è andato in pensione dopo un mese ha preso in gestione un laghetto e tutte le sere è lì, con i suoi amici, a fare braciolate.

Per la cronaca, i tre piatti erano ottimi e la palma della vittoria è andata alla coppia mista Gianluca-Lyudmyla. «Il fritto è opaco come dev’essere e non lascia olio sulle mani», si lecca le dita lo chef. «Forse, però, insieme alla provola affumicata, che è già salata, era meglio mettere un po’ di marmellata al posto delle alici». Foto di gruppo, sorrisi, e per premio la speranza, chissà, di ritrovarsi presto per un’altra occasione, in cucina o fuori.

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