“Mangiate più frutta e verdura, legumi e ricette regionali che fanno grande il nostro paese. Penso alla buona cucina toscana, per esempio, che anche attualmente è più vicina ai valori della dieta mediterranea rispetto ad altre, o a quella pugliese o ad altre che propongono tanto pesce: ogni regione ha i suoi punti di forza”.
È l’invito che viene da Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica del policlinico Umberto I e università la Sapienza di Roma, per combattere a tavola la “coviobesity”, ovvero l’aumento ponderale che ha colpito i ragazzi (ma non solo) in questo periodo. Per chi è stato costretto a ridurre al lumicino il movimento, la dieta dev’essere leggera, puntare sulla varietà per bilanciare gli squilibri e, importantissimo, fare leva su curiosità e motivazione per vincere lo stress. “Le famiglie colgano l’occasione per sperimentare piatti e allargare i propri orizzonti di conoscenza: proviamo a fare il sushi a casa, o ricette indiane di cui tutti parlano bene, facciamo tentativi anche di adattamento da altre cucine del mondo, perché la dieta mediterranea – continua il professore – ha il bello di comprendere culture tra di loro differenti pur avendo le stesse basi nutrizionali, che la rendono un patrimonio immateriale dell’umanità”.

Professore, cosa pensa, dal suo osservatorio privilegiato, di questo generale aumento di sovrappeso e obesità, con rischio cardiovascolare, dovuto alla quarantena, che è stato rilevato nei bambini e negli adolescenti fra i 6 e i 18 anni? Penso che il consumo in crescita di “fast junk food“ sia strettamente collegato al lockdown e all’essere costretti in casa. Già il soggetto con problemi di peso prova frequenti stimoli emotivi come noia, rabbia e frustrazione, che si sono aggravati con la pandemia. In più in questa situazione a sentirsi bloccati, in trappola,sono stati  soprattutto gli adolescenti che avrebbero bisogno di muoversi, vedersi e incontrarsi e non hanno potuto più farlo. Ciò ha dato una spinta negativa ai loro comportamenti alimentari: qualunque cosa trovassero a casa andava mangiata, e più facilmente trovavano cibo spazzatura, non cassette di verdura in questi mesi…

Eppure la passione e la dedizione per la cucina sono aumentate. La mamma, a casa, ha avuto più tempo per cucinare buoni piatti. Questo è successo dopo. Nel primo periodo, un anno fa, la gente al supermercato riempiva il carrello di prodotti che dovevano durare nel tempo. Ciò si è riflesso su quanto i ragazzi hanno avuto a casa da mangiare. È anche comprensibile che, in questa fase storic,a si finisca per ricorrere a cibi di facile consumo: è quasi scontato che si cerchi non il pomodorino ciliegino nel frigo, ma la barretta di cioccolato che ha un maggior potere gratificante e di consolazione. Lo hanno fatto praticamente tutti, e probabilmente lo ha fatto di più la popolazione infantile rispetto a quella adulta.

L’inverno poi ha aggiunto un carico da novanta, quello dell’inattività fisica. Nella gestione del peso si deve tener conto di due fattori, gli ingressi (consumi di cibo) e le uscite (consumi energetici). Possiamo anche seguire un’alimentazione non particolarmente corretta, ma se poi stiamo tutto il giorno su una ruota, come fa il criceto, non ingrassiamo. La chiusura di palestre e centri sportivi all’inizio dell’inverno è stata deleteria sotto questo aspetto. I ragazzi, infatti, i non hanno potuto fare attività fisica e tenersi allenati, e nemmeno hanno brillato in quella attività motoria spontanea su cui l’Oms insiste molto. E cioè hanno fatto poco gioco libero, camminate, passeggiate in bicicletta o altre forme di movimento.

Allenarsi davanti a un tutorial non può supplire in mancanza di altro? In un certo senso sì, ma quello che abbiamo constatato noi pediatri è che coloro che svolgevano un’attività agonistica o pre-agonistica hanno in qualche modo continuato a farlo da casa con l’aiuto di webinar o di collegamenti su piattaforme varie, per mantenere tonicità muscolare e forma fisica, mentre chi svolgeva quel minimo di sport che molti fanno una volta o due la settimana, ha perso anche quel poco. In più c’è da considerare che la spinta motivazionale tende ad affievolirsi fino a cessare. E’ difficile tenere viva a lungo la voglia  di andare a ballare o a far pesi sul balcone. Senza contare il fatto che l’uomo resta un animale sociale e lo schermo non è sufficiente a restituire lo stesso tipo di socialità, nonché di benessere, dati dalla vicinanza e dal contatto fisico.

Tre tendenze pericolose, almeno, si registrano tra i giovani in quarantena: sedentarietà, lascarsi andare a tavola, aumento dei disturbi del sonno. Come combatterle? Per combattere la sedentarietà possiamo inventarci attività fisiche da fare anche a casa magari con la partecipazione di tutti i familiari. Faccio un esempio: ho 16 anni, faccio pallanuoto agonistica e ho un fratello di 10 anni. Invece di starmi a guardare i video tutorial, decido di coinvolgere l’intera famiglia, o coloro che considero più vicini a me, nei miei programmi di allenamento. Ma a dare buoni esempi, mi preme dirlo, dovrebbero essere soprattutto i genitori, cioè coloro deputati a dettare le regole e a farle rispettare. E qui apro una piccola parentesi: negli ultimi venti anni, se non di più, ho passato più tempo a insegnare ai genitori a fare i genitori di quello che non ho dedicato ai loro figli… Lo dico senza presunzione. Migliaia di volte mi sono sentito dire “eh, ma lui, o lei, lo voleva”; al che la mia risposta era: “E meno male che suo figlio/a ha 8 anni e non 16, se no le avrebbe dato la cocaina?”. E’ dal genitore, cioè dall’adulto responsabile che dovrebbe partire per primo l’input  di una corretta alimentazione.

E del sonno minato dallo stress di un anno di Covid, cosa ci dice? E’ noto in letteratura che il sonno irregolare, o insufficiente, ha un ruolo nello sviluppo del sovrappeso. Nel senso che contribuisce all’aumento ponderale per tutta una serie di ragioni di carattere ormonale. Tutti gli studi concordano nel dirlo. La regolarità del sonno e anche degli orari del sonno è perciò molto importante. Questo aumento di insonnia o del sonno disturbato non è altro che il riflesso dello stress accumulato nell’arco della giornata. E lo stare chiusi in casa è il “trigger” di questo stato stressogeno.

Quali consigli può dare a chi non può uscire e vorrebbe migliorare la qualità del suo riposo? Alcune norme comportamentali possono senz’altro aiutare: ad esempio evitare una prolungata esposizione agli schermi in ore serali e notturne, dal momento che creano dipendenza e causano un’intensa attivazione cerebrale. E’ una questione anche qui di regole: alle 10 si spengono telefonini e tv? Bene, deve valere però  per i genitori, che poi quelle regole sono tenuti a far rispettare.

Per concludere, torniamo alla dieta in tempo di Covid. Consiglia di mettere una grossa croce su tutto il “junk food” e cercare consolazione nella dieta meditereanea? Gli assolutismi non vanno mai bene, credo dio, in nessun campo dell’esistenza. Il vietare una determinata cosa non fa altro che spingere verso quella cosa. Ce lo insegnò il Proibizionismo con l’alcol. E noi adulti, in definitiva, non siamo molto diversi dai bambini di un anno  in questo.  I bandi assoluti non hanno perciò molto senso, è più utile cercare di far capire ai più giovani che mangiare più volte al giorno patatine fritte nuoce alla loro salute, ma che alla festa amichetto si può farlo. La parola chiave in una sana alimentazione è varietà. E’ con la varietà che si ha la possibilità di bilanciare gli squilibri. Se consumiamo sempre gli stessi alimenti, anche il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno” potrebbe non essere vero.

 

 

Redazione

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