Donna_cosmetico.jpgCosa serve per avere o conservare una bella pelle? Rilassiamoci e mettiamo via il portafogli: non servono creme costose. La scienza dermatologica è compatta nell’affermare che ciò che serve di più è la nutrizione da dentro e una buona alimentazione: perciò, ovviamente, tanta frutta e verdura, pochi grassi, niente fumo che ingrigisce, niente alcol che gonfia e ispessisce, poco zucchero e poi attività fisica, che riattiva anche la microcircolazione a livello cutaneo.

Adesso è inverno, ma ricordatevene d’estate: troppo sole invecchia! Perciò riparare la pelle del viso e del decolleté vi metterà al riparo dal precoce invecchiamento cutaneo. Che altro? Ovviamente molta acqua, sempre a proposito di idratazione dall’interno. E tante ore di sonno, la cura di bellezza più economica e piacevole che ci sia.

Poi, certo, bisognerà anche fare attenzione a quello che ci mettiamo sulla pelle, ricordando che – anche in questo i dermatologi sono chiari – le creme che costano una fortuna non sono certo più efficaci di quelle di prezzo più “popolare”. Cosa chiediamo a una crema? Se ciò che vogliamo sono confezioni extralusso, firmate da case di moda, allora spenderemo un po’ (molto) di più che per una onesta e semplice crema i cui risultati saranno più o meno gli stessi.

I consumatori sembra l’abbiano capito, a leggere i dati del mercato: secondo il Centro Studi di Cosmetica Italia, il valore del mercato cosmetico italiano ha superato i 9.500 milioni di euro nel 2013. Il comparto ha registrato un calo dei consumi marginale (-1,2%) e un aumento delle esportazioni dell’11% per un valore vicino ai 3.200 milioni di euro.

L’impatto dell’export sostiene la produzione, 9.300 milioni di euro, in crescita del 2,6%: per la prima volta le esportazioni crescono sia in quantità che in valore. Per quanto riguarda i consumi, emerge una significativa trasformazione nelle abitudini di acquisto del consumatore: le vendite dirette a domicilio registrano un aumento del 4,5% superando i 450 milioni di euro; e anche l’erboristeria esprime una tendenza positiva, con una crescita del 2,8%, per un valore di 409 milioni di euro; in recupero anche la farmacia che, dopo un calo negli esercizi precedenti, torna a crescere dello 0,3% superando i 1.750 milioni di euro. La grande distribuzione, prossima ai 4.300 milioni di euro, registra una sostanziale stabilità (+0,1%).

Dunque i consumatori sembrano chiedere ai cosmetici, anche per la crisi che ha colpito le nostre tasche, qualcosa di più di un marchio o di una bella confezione: ovvero, garanzie sul biologico, naturalità degli ingredienti, rispetto degli animali. Insomma: alla cosmesi si chiedono fatti, non promesse.

Ma che cos’è un cosmetico naturale? È difficile definirlo, perché non c’è una legge che indichi quali sostanze devono essere contenute in un preparato e in quale percentuale. Così spesso sono avvantaggiati gli ecofurbi che inseriscono nei composti un solo ingrediente naturale. Invece un cosmetico naturale dovrebbe essere costituito principalmente da ingredienti, appunto, naturali, o di origine naturale, ed essere privo di derivati siliconici, acrilati e molecole di origine petrolchimica.

C’è da dire che gli ecofurbi – contro cui sarebbe comunque necessaria una regolamentazione – hanno da qualche tempo un nemico in più: la competenza delle donne. L’industria cosmetica deve tenere conto, infatti, che le consumatrici hanno imparato a leggere le etichette (che per i cosmetici si chiama Inci, ovvero International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Sanno tutto di parabeni, petrolati, siliconi e sali d’alluminio. E dunque scelgono a ragion veduta. Per questo i cosmetici naturali hanno un mercato sempre più vasto. Bisogna però precisare che la sfida produttiva che sta dietro a un cosmetico naturale è davvero impegnativa e non sempre il formulatore riesce ad offrire prestazioni simili e la stessa gradevolezza del cosmetico tradizionale. E’ una sfida, ad esempio, che Coop ha accettato e di cui è consapevole, confidando appunto nella capacità di scelta del consumatore. L’esempio più lampante, a questo riguardo, è quello riferito ai deodoranti senza sali d’alluminio che non avranno mai la stessa efficacia di un deodorante tradizionale.

Torniamo allora a ciò che sarebbe meglio non trovare nelle creme che ci portiamo addosso per 12 ore o più.

I siliconi: sono composti a base di silicio. Vengono utilizzati per rendere setosa la crema e danno un aspetto più levigato e liscio, ma non nutrono la pelle, non sono biodegradabili e possono anche occludere i pori favorendo la comparsa di punti neri ecc. Generalmente il loro nome finisce in –thicone, -one e –ane. O –siloxane, -silanol.

I parabeni: sono utilizzati come conservanti per le loro proprietà fungicide e battericide. Sono sostanze davvero molto “chiacchierate” e il dibattito sulla loro sicurezza è molto vivace. In Italia ne è consentito l’uso entro certi limiti. Il loro nome è methilparaben, etylparaben… insomma tutto quello che finisce con paraben.

I petrolati: come dice il loro nome sono gelatine ottenute dal petrolio per raffinazione. Sono agenti filmanti che creano una barriera tra l’ambiente esterno e la pelle. Anche queste sostanze godono di pessima fama. Secondo alcuni studi sarebbero potenzialmente cancerogeni e certamente sono molto inquinanti. L’Unione Europea ha fissato un limite per il loro utilizzo. Come riconoscerli? Possono avere diversi nomi: mineral oil, paraffinum liquidum, petrolatum, isopropyl, vaselina, cera microcristallina.

I Peg: sono composti sintetici, di derivazione petrolifera, quindi assai inquinanti. Vengono inseriti nei cosmetici per mescolare l’acqua con le sostanze grasse oleose che in natura non legano.

Ricapitolando, con quali cosmetici curare la nostra pelle? Assicuriamole una buona detersione mattina e sera – con sapone, o latte detergente o tonico –  magari un buono scrub per rimuovere le cellule morte una volta o due la settimana, e abbondante crema idratante o antirughe a seconda del vostro tipo di pelle o dell’età. Magari curiamo il contorno occhi, particolarmente delicato e fragile, con una crema apposita. Non c’è davvero bisogno di altro!

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