Libera_terra_Vigna.jpgPer supportare le cooperative di Libera Terra è stata costituita nel maggio 2006 Cooperare con Libera Terra. Si tratta di un’associazione a cui aderiscono cooperative aderenti a Legacoop di diversi settori, dal consumo ai servizi ad associazioni di settore o territoriali del sistema oltre alla Lega nazionale. I soci si impegnano a contribuire al consolidamento ed allo sviluppo delle cooperative che gestiscono beni confiscati in partenariato con Libera. Presidente di Cooperare con Libera terra è Gianpiero Calzolari, che è anche presidente di Granarolo.

Presidente Calzolari come nasce e su cosa si fonda  l’impegno di Cooperare con Libera Terra?
È  la legge 109 del 1996 che riconosce lo strumento cooperativo come una delle forme per restituire alla comunità i beni confiscati alle mafie: penso vi siano elementi di forte coerenza tra le qualità proprie di un bene confiscato e le caratteristiche dell’essere cooperativa.
Il bene confiscato è un bene dello Stato che vede la comunità protagonista nel suo recupero e insieme beneficiaria del suo utilizzo. La cooperativa è impresa collettiva, democratica, partecipata ed intergenerazionale, basata sul concetto di auto-imprenditorialità, dove il socio lavoratore è protagonista. Ciò coincide perfettamente con l’idea che il riscatto del bene confiscato deve passare per una piena presa di coscienza del suo valore da parte di una comunità. Dentro questa cornice, valoriale e imprenditoriale, si colloca il percorso che il movimento cooperativo ha fatto e sta portando avanti al fianco di Libera col progetto Libera Terra e che ci permette di dire che il bene confiscato riutilizzato può e deve essere uno strumento di rilancio socio-economico di un territorio, volano di sviluppo imprenditoriale.

A vent’anni dall’avvio dell’esperienza sui beni confiscati che bilancio generale si può trarre?
Col lavoro di Cooperare con Libera terra abbiamo supportato la nascita ed il consolidamento delle 9 cooperative Libera Terra che ad oggi costituiscono una opportunità di lavoro vero e legale per più di 150 persone e che sono capaci di far arrivare sulle tavole di milioni di italiani prodotti non solo giusti ma di qualità. Allargando lo sguardo oltre Libera Terra, il bilancio dell’intervento cooperativo comunque appare  positivo, sappiamo che le cooperative sociali impegnate in queste attività sono più di 120 in tutta Italia. Nel 2013 hanno registrato un valore della produzione di 130 milioni – contro i 118 del 2011, un capitale investito di 118 milioni e  occupavano 4.281 lavoratori.

In questi mesi ci sono state polemiche che hanno toccato il presunto eccesso di ruolo di un’associazione come Libera e di don Ciotti nella battaglia antimafia. Voi che con Libera avete un rapporto forte e convinto come rispondete?
Pensiamo che sia profondamente ingiusto oltre che un grave errore delegittimare l’attività di Libera. Libera è una straordinaria esperienza di emancipazione civile. Le mafie hanno goduto per troppi anni di un diffuso atteggiamento di paura, di rassegnazione e di omertà che Libera ha saputo rimuovere con un lavoro di sensibilizzazione e di informazione, di supporto, di impegno e di mobilitazione ai principi della responsabilità collettiva e individuale di tante persone, giovani in primo luogo, istituzioni e media. Don Luigi è un esempio per tutti noi, ci ha insegnato che le istituzioni e le persone perbene hanno il dovere di mettere in campo iniziative di resistenza, di condivisione e coeso presidio della libertà. I mafiosi hanno capito che questa unità di intenti fra istituzioni e società civile li sconfiggerà e reagiscono ogni giorno con la denigrazione, le minacce, la violenza e le infiltrazioni. In questa guerra quotidiana le prese di posizione  contro Libera e Don Ciotti in particolare, ci hanno  stupito e ferito. Non ha nessuna giustificazione indebolire con polemiche ingenerose il fronte dell’impegno civico. La mafia la si contrasta se magistratura ed organi di polizia da un lato ed istituzioni e società civile dall’altro concentrano gli sforzi. Le strade delle nostre città attraversate da migliaia di giovani nel giorno della memoria sono la misura della sconfitta a cui la mafia è destinata se sapremo fare fronte comune.

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