Pur portando ben visibili su di sé le cicatrici della lunga crisi economica di questi anni, l’Italia sta provando a svoltare. Anche le cifre contenute nel Rapporto Coop 2017, rapporto che fotografa l’andamento della società e dei consumi nel nostro paese, confermano che le famiglie, nonostante un salario reale ancora in calo (-0,6% quest’anno), stanno sostenendo i consumi (specie quelli alimentari) al punto che la previsione è di arrivare a un più 1,2% complessivo su base annua, mentre nel solo mondo della Grande distribuzione, nel primo semestre si è registrato un +1,7% nelle vendite.

Un dato questo che è figlio di una crescita del 2,9% nell’alimentare, contro un calo del 2,7% nel non food. Cifre che confermano come dopo diversi anni che hanno visto il carrello della spesa ridursi progressivamente, ora la tendenza si sta invertendo. Si cammina ancora su un terreno fragile e non consolidato, ma il trend è evidente. E dice che non è solo l’export a trainare la nostra economia (come era nei mesi scorsi) ma anche il mercato interno.

Ripresa fragile e da sostenere Certo le diseguaglianze (per livelli di reddito, tra fasce di età e aree territoriali) continuano a pesare e si sono anzi accentuate. Del resto siamo un paese con il 28,7% delle famiglie a rischio povertà (cioè 1 abitante su 4) e con paure che (dall’immigrazione al terrorismo) pesano più che negli altri paesi europei. Insomma l’indice che misura la felicità, dal 2008 a oggi, è sceso da un voto di 7,2 a 5,3 (dunque sotto la sufficienza). In altre parti d’Europa si viaggia invece oltre il 6: in Francia (6,2), Spagna (6,3) e Germania (6,4).

«Siamo di fronte a segnali di ripresa che vanno accolti positivamente ma che riteniamo siano ancora deboli e intermittenti, se non saranno sostenuti da interventi strutturali a sostegno soprattutto della crescita del lavoro riducendo le disuguaglianze generazionali – spiega Stefano Bassi, presidente di Ancc-Coop (l’Associazione nazionale cooperative di consumatori) -. I consumi altrimenti, pur con la ripartenza che c’è stata, corrono il rischio di girare a vuoto e di ritornare al punto di partenza».

Dunque occorerà che il sistema paese, a cominciare dal governo e dalla politica, sappia fare la sua parte con responsabilità per intervenire sui punti critici ancora irrisolti ma evitando l’interruzione di quel percorso virtuoso che sembra avviato.

Dal canto suo Coop, in coerenza con quella che è la mission di cooperative chiamate a tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, ha operato già nel 2016 e sta continuando nel 2017, per garantire i prezzi più bassi a scapito dei margini aziendali. «In questi primi mesi del 2017 – spiega il presidente di Coop Italia Marco Pedroni – a fronte di una variazione dei prezzi nel mondo dei beni di largo consumo che nell’insieme del mercato è stato di più 0,8%, Coop registra un -0,9%. Dunque sono quasi due punti di differenza che confermano il nostro impegno a tutela del portafoglio dei consumatori».

Coop, il mestiere della convenienza Il ragionamento di Pedroni trova conferma nel fatto che Coop registra un aumento di vendite del 2,1% nei volumi, ma solo dell’1,2% nel valore. Del resto guardando in una dimensione temporale più ampia, e cioè prendendo come base il 2001 e arrivando al luglio 2017 (sul paniere di prodotti alimentari e bevande analcoliche), l’indice di inflazione Istat di questi anni è arrivato a 140,1 contro il 119,2 di Coop, con una differenza complessiva di 21 punti.

«Alla luce di questo impegno storico prioritario per Coop sui prezzi – prosegue Pedroni – ci preoccupa che, in vista del 2018, stiamo registrando aumenti significativi nei prezzi di diverse materie prime. Dall’olio d’oliva al caffè, dal latte al burro a formaggi come Grana e Parmigiano. Aumenti ci sono anche nella carne suina e nel frumento sia quello duro che tenero. E poi c’è il petrolio per il quale si prevedono quotazioni in aumento. In alcuni casi queste variazioni superano il 30%, in altri siamo al 10%. È una situazione che terremo d’occhio e che cercheremo di contrastare perché se l’inflazione da domanda è una cosa positiva, perché significa che i consumi sono in crescita, un’inflazione da costi rischia di produrre l’effetto opposto e di deprimere il mercato. Per questo crediamo che tutta la filiera agroalimentare del nostro paese debba lavorare insieme per impedire che aumenti eccessivi rallentino la ripresa del paese. Noi, sul piano del contenimento dei prezzi, siamo pronti a fare la nostra parte. Ma non accetteremo che qualcuno pensi di scaricare sulla distribuzione tutti i problemi, lo dico pensando prima di tutto alle industrie di marca che hanno margini di guadagno più alti».

Coop, che resta la catena leader in Italia col 14,4% delle quote di mercato, nella sua impostazione strategica considera inseparabili gli aspetti di convenienza da quelli della qualità e dell’articolazione dell’offerta.

«La leadership prima ancora che nei numeri – aggiunge Pedroni – sta nei contenuti e nei valori. Per questo continuerà il nostro percorso di rinnovamento del prodotto a marchio, con circa 200 nuove referenze che stanno arrivando nel corso del 2017 e altre 200 che si aggiungeranno nel corso del 2018. In parallelo proseguiremo campagne e progetti come “Buoni e giusti” con l’ulteriore estensione dei controlli sulle filiere di decine di prodotti per contrastare lo sfruttamento nel mondo agricolo e tutelare i diritti. Poi c’è “Alleviamo la salute” per ridurre e dove possibile eliminare l’uso degli antibiotici negli allevamenti: una campagna che ha già ottenuto importati risultati e che arriverà a coinvolgere 1.600 allevatori e 33 milioni di animali. Senza dimenticare l’eliminazione dell’olio di palma da tutti i prodotti a marchio, una operazione che sta incontrando un forte gradimento dei consumatori».

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