Come tutte le estati, con un’intensità legata alla maggiore o minore gravità degli episodi di cronaca, il tema delle condizioni di lavoro e della battaglia per i diritti dei lavoratori, in gran parte immigrati, che, specie  nelle regioni del sud, svolgono la raccolta dei pomodori (ma non solo) torna alla ribalta. E può quindi capitare che un’opinione pubblica distratta si ricordi del problema solo in queste settimane di potenziale emergenza, per poi rapidamente passare ad altro.

Però, intorno al tema della lotta contro il caporalato e il lavoro nero nei campi e per favorire il rispetto dei diritti dei lavoratori, c’è chi come Coop, è da lungo tempo costantemente impegnato, con una attività che dura ormai da anni e volta a incidere in maniera strutturale su una filiera comunque complessa e articolata. L’impegno di Coop si unisce a quello di altri soggetti, forze sindacali e sociali che ha portato anche all’approvazione di provvedimenti legislativi (per ora solo alla Camera) che cercano di contrastare pratiche scorrette e che distorcono il mercato, come quella legata alle aste al doppio ribasso (per capire più in dettaglio di cosa si tratta si veda l’intervista a Fabio Ciconte dell’associazione Terra! Onlus).

«Noi – spiega l’amministratore delegato di Coop Italia, Maura Latini – appena la Camera dei deputati ha approvato la norma sulle aste al doppio ribasso abbiamo espresso la nostra soddisfazione, perché si tratta di una misura che va nella giusta direzione. Subito però aggiungendo che questo strumento noi, a differenza di altre catene soprattutto di discount, non lo abbiamo mai usato, proprio perché consapevoli che così si introducevano logiche che rischiano di penalizzare i produttori. Dunque il primo punto che per Coop è fondamentale sottolineare è che le catene della grande distribuzione e gli operatori presenti sul mercato non sono tutti uguali. Troppo spesso c’è chi fa generalizzazioni che sono per noi inaccettabili. Noi non solo certi strumenti non li abbiamo mai usati, ma siamo ormai da quattro anni impegnati a portare avanti la campagna Buoni e Giusti, che segna il forte rilancio di un nostro storico impegno. Questa campagna, che prevede una attività di controlli e chiede impegni rigorosi ai fornitori e su tutta la filiera, non ha eguali, come ci è stato riconosciuto da varie realtà, tra cui uno studio il “Milan center for food law and policy” che ci ha segnalato tra le buone pratiche a livello europeo».

Dunque per Coop siamo di fronte a un impegno di lunga data che si inserisce in un mercato complesso e con operatori che hanno standard e comportamenti ben diversi, come ricorda anche Ciconte nella sua già ricordata intervista, citando il caso di 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro, acquistate con asta al doppio ribasso, e vendute sotto costo lo scorso anno da una catena di discount.

Ma torniamo a Coop e al suo impegno. Anche se su questa rivista ne abbiamo parlato già tante volte è bene ripassare impegni presi e attività svolte.

«Con Buoni e giusti – spiega ancora Maura Latini -, su un ambito che per l’ortofrutta coinvolge 800 fornitori a marchio e non, a loro volta operanti con oltre 70.000 aziende agricole, abbiamo individuato in primis 13 filiere ortofrutticole più esposte ai rischi di illegalità e dove più frequentemente emergono episodi di sfruttamento dei lavoratori come agrumi, fragole, meloni, angurie, uva, patate novelle e altri 5 ortaggi di largo consumo, oltre ovviamente al pomodoro. Solo sul pomodoro, sia da industria che da ortofrutta, negli ultimi 5 anni abbiamo svolto quasi 300 verifiche e sono 3 le aziende che dal 2015 sono state sospese per gravi inadempienze come il ricorso al caporalato. In altri casi sono state rilevate problematiche di minor entità che sono state risolte con apportando le necessarie modifiche e corrrezioni. Per il resto, cioè nella gran parte dei controlli, è stato confermato il rispetto delle normative e dei contratti».

È poi da ricordare che per le conserve a base di pomodoro (parliamo su base annua di 30 milioni di confezioni) Coop usa solo pomodori italiani e che dal 2004 vengono certificate oltre a specifiche caratteristiche del prodotto e della sua produzione anche  la provenienza garantendo che la materia prima non venga mescolata illegalmente con provenienze non dichiarate, come quello dalla Cina.

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