Quasi 14,4 miliardi di giro d’affari, 6,4 milioni di soci che detengono la proprietà attraverso 79 Coop associate e ai quali sono andati oltre 1 miliardo di euro tra promozioni, offerte dedicate e catalogo punti. E poi: oltre 150 milioni di euro restituiti alla comunità e investiti per far fronte alla pandemia con interventi straordinari, una rete di circa mille tra associazioni, cooperative sociali, enti locali con le quali Coop condivide progetti e intenti, oltre 57 mila lavoratori e 2.340 punti vendita che dal gennaio 2020 sono in prima linea per garantire cibo e beni essenziali. Sono i numeri chiave di Coop nel 2020, l’anno che ha stravolto le abitudini e i consumi degli italiani, riflettendosi nel carrello della spesa delle famiglie. Un anno complicato, raccontato nel Resoconto economico sociale di Coop, che come ogni anno illustra un mondo unico e al tempo stesso plurale, racchiuso sotto l’insegna delle cooperative di consumatori italiane.
Abbiamo chiesto a Marco Pedroni, presidente di Coop Italia e di Ancc-Coop, il suo punto di vista su quello che è accaduto e su come, nei prossimi mesi, Coop potrà rispondere alle difficoltà e ai bisogni del Paese.

Il 2020, a causa del Covid, è stato un anno straordinario per tutta la vita italiana. Con quali riflessi sui bilanci delle Coop? E quali sono i risultati in questi primi mesi del 2021? Il 2020 del nostro settore è stato caratterizzato da effetti positivi sulle vendite, determinati principalmente dal fatto che i consumi alimentari dal “fuori casa” (sia in esercizi pubblici che in contesti aziendali e scolastici) si sono riversati  “dentro casa”. Questo fenomeno è stato molto significativo nel primo lockdown e si è poi attenuato, mentre nella prima parte del 2021 assistiamo ad una stabilizzazione. Il mercato della distribuzione moderna nel 2020 ha registrato un incremento delle vendite complessivo del +4,8%, con un risultato positivo dei supermercati (+5,5%), una forte flessione degli ipermercati (-10,1%), l’accelerazione della crescita dei discount (+8,7%) e un salto dell’e-commerce alimentare che raddoppia le vendite dell’anno precedente, conquistando una quota sul totale della grande distribuzione organizzata del 3%.
Il mercato ha visto cambiamenti importanti sia nel valore assoluto, sia nella composizione delle vendite, con difficoltà evidenti nei settori non alimentari, anche a causa della chiusura dei centri commerciali. E nei consumi alimentari i cambiamenti sono stati significativi, con una crescita dei prodotti per cucinare in casa e una riduzione di quelli pronti all’uso; bene anche i beni collegati alla salute, al benessere, all’ambiente. La pandemia ha dunque accelerato molte tendenze e fatto emergere nuovi comportamenti. Alcuni di questi fenomeni avranno una vita maggiore del ciclo, che speriamo sia il più breve possibile, del Covid-19.

Che ruolo ha avuto in tutto questo il prodotto a marchio Coop? La marca del distributore (MDD) in tutta le imprese distributive ha continuato a guadagnare posizioni rispetto alle marche; i prodotti a marchio Coop, in particolare, registrano a fine  anno un’ottima crescita della quota di mercato. In questo contesto Coop si è assestata su una quota di mercato del 12,5%, per effetto di un’ottima crescita sulle piccole superfici e sull’e-commerce e di un calo delle vendite degli ipermercati e dei carburanti. Il giro d’affari complessivo del sistema Coop, includendo anche le diversificazioni di business (librerie, energia, bricolage, carburanti, turismo, farmacie, telecomunicazioni), supera i 14,4 miliardi di euro. Sulle attività extra-gdo pesa ovviamente l’anno nero del turismo e dei viaggi, fortemente penalizzati dalle limitazioni agli spostamenti sia in ambito familiare che business. Nel corso del 2021 il decollo dei piani vaccinali in tutti i paesi più avanzati sembra disegnare uno scenario di affievolimento degli effetti pandemici, con un cauto ottimismo sul prossimo autunno. Com’era prevedibile la crescita registrata nel 2020 dalla distribuzione moderna si sta parzialmente erodendo, con un ritorno ai valori del 2019.

Da qualche settimana ha preso il via la vaccinazione dei dipendenti da parte delle aziende e Coop è stata fra i primi ad attivarsi. È un’iniziativa a sostegno dei lavoratori dei punti vendita che per oltre un anno sono stati in prima linea … I nostri dipendenti si sono impegnati profondamente fin dall’inizio di questa pandemia. Hanno garantito un servizio essenziale anche nei giorni più difficili, quando il mondo sembrava essersi fermato. Li ringraziamo molto per questo impegno e questi sacrifici.
Proprio per questo motivo, una volta arrivati i vaccini, abbiamo più volte esortato il governo ad aiutarci a procedere alla loro vaccinazione nel minor tempo possibile. Speravamo in una disponibilità anche prima di quella poi arrivata a maggio, quando finalmente siamo riusciti a varare il piano vaccinale di Coop, grazie a un accordo sottoscritto dall’Associazione Nazionale con Unisalute. Questo piano è utile a velocizzare ulteriormente la vaccinazione e permette di dare risposta ai lavoratori di Coop, anche a quelli delle cooperative più piccole, in tutti i territori italiani. I costi sono a carico delle cooperative, mentre i vaccini sono forniti gratuitamente dalle autorità pubbliche. Si tratta di un’opportunità aggiuntiva e complementare rispetto al Piano nazionale dei Vaccini.

L’anno scorso il sistema Coop ha contribuito con oltre 100 milioni di euro all’emergenza, che si sommano ai 55,2 restituiti alla comunità. In questi mesi si intravede il ritorno a una certa normalità, ma le famiglie sono impoverite, il potere d’acquisto è in calo e si prospetta una grave crisi occupazionale. Oggi in che modo Coop pensa di rispondere ai bisogni dei soci, dei clienti e delle comunità? Gli effetti della crisi pandemica sull’economia, seppur contrastati da un forte intervento delle istituzioni economiche a tutti i livelli, sono stati pesanti e difficilmente quantificabili nella loro entità definitiva, e sono stati tali comunque da generare effetti duraturi. Assistiamo ad un ulteriore aumento delle diseguaglianze sociali e a un impoverimento di una parte della classe media.
Questi fenomeni sono visibili anche nella polarizzazione dei consumi: da un lato aumentano o tengono i consumi “alti” e premium, ma dall’altro lato aumentano i consumi di prodotti basici, con un assottigliamento della parte centrale della spesa. In questo contesto è evidente che crescono soprattutto i discount. Come Coop contrastiamo questo fenomeno con iniziative e offerte per rendere accessibili i prodotti di qualità a tutti, anche alle famiglie in difficoltà economica. Lo strumento principale di questa strategia è il nostro prodotto Coop, con la sua qualità, la sua sicurezza e a prezzi davvero accessibili a tutti.

Agricoltura sostenibile e svolta verso l’economia circolare sono due dei pilastri del Pnrr. In questi ambiti Coop è sempre stata all’avanguardia. In che modo potranno cambiare le abitudini e i consumi degli italiani, e in particolare quelli alimentari? È vero, siamo stati precursori e non solo fra le imprese di distribuzione. Si pensi che siamo stati i primi nei lontani anni ’80 ad abolire i fosfati nei detersivi e i coloranti artificiali negli alimenti, i primi a togliere gli Ogm, i primi a garantire filiere sui prodotti freschi senza caporalato o lavoro nero, a togliere l’olio di palma, ad allevare a terra le galline, a ridurre fino ad azzerare gli antibiotici negli allevamenti, a diminuire le plastiche nei packaging dei prodotti, a eliminare il glifosato nelle filiere agroalimentari. Sono convinto che questa caratteristica di Coop sia anche un’arma vincente per il futuro.
La consapevolezza ambientale e sociale, l’attenzione al cibo in rapporto al benessere, la domanda di sostenibilità sono elementi sempre più presenti in larghi strati della popolazione e dei consumatori, soprattutto nelle generazioni più giovani. Noi possiamo rispondere a questa domanda meglio di altri, dobbiamo avere il coraggio di continuare a innovare l’offerta, soprattutto con i nostri prodotti a marchio, ed è quello che faremo e che stiamo già facendo. La sostenibilità in tutte le sue dimensioni è la nostra strada. La nostra campagna “Una buona spesa può cambiare il mondo” è portatrice di un messaggio ambizioso e di un obiettivo altrettanto alto. Non è un messaggio pubblicitario, è un impegno reale ed è un invito a tutte le persone a scegliere prodotti, servizi e comportamenti sostenibili per l’ambiente e per la società.

Coop però non è la sola insegna che sta investendo sulla sostenibilità, che sembra diventata un punto di riferimento per molti competitor. Va detto che molte imprese si muovono sui temi della sostenibilità, alcune sinceramente, altre con approcci di marketing. Spesso si offre sostenibilità e qualità solo a chi può pagare un prezzo più alto. Non è la strada che Coop vuole percorrere, ci interessa realizzare soluzioni sostenibili per tutti. Si può fare se si crea una consapevolezza estesa e quindi una domanda più forte che faccia diventare la sostenibilità uno standard, non un accessorio. È una sfida difficile, sarebbe più comodo segmentare l’offerta distinguendo chi ha più possibilità da chi ne ha meno, ma noi siamo nati per rendere migliore il mercato, non per adeguarci.

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