Circa 100 milioni di euro. A tanto ammonta l’investimento che Coop ha messo in campo da quando è esplosa l’emergenza legata al coronavirus. Dentro a questi 100 milioni ci sono tutte le misure di sicurezza della prima fase (dispositivi di protezione e distanziamento, riorganizzazione dei negozi), azioni di solidarietà (come le più di 100 mila spese consegnate a casa attraverso Protezione civile e Comuni o i 4,4 milioni di mascherine donate sempre alla Protezione Civile), ma soprattutto le misure di blocco dei prezzi e le promozioni che dureranno sino a fine settembre, per accompagnare famiglie e consumatori in una nuova fase economica che si preannuncia piena di pesanti incognite, col rischio della perdita di posti di lavoro e di una ulteriore crescita delle diseguaglianze.

«Le misure varate sin qui del governo e le ingenti risorse che potranno venire dall’Unione Europea sono importanti – spiega il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni – Noi auspichiamo che non ci siano interventi a pioggia, ma si individuino priorità e linee strategiche a partire dal sostegno alle fasce più deboli, con misure fiscali a favore dei consumi e della sostenibilità ambientale. Insomma investimenti mirati a rendere migliore il Paese nel lungo periodo. D’altro canto non spetta solo al governo sostenere l’economia del paese. C’è un ruolo che devono svolgere anche le imprese più importanti, che hanno una grande responsabilità nel difendere le famiglie e le tante piccole e medie imprese a loro collegate. Anche per questo Coop ha scelto di non utilizzare uno strumento finanziato pubblicamente come la cassa integrazione e di non chiedere alcun contributo allo Stato, così come avrebbe potuto fare per la vendita delle mascherine acquistate prima che scattasse il prezzo imposto dal governo».

«Coop, proprio partendo da queste convinzioni e per i valori che incarna – aggiunge Maura Latini, amministratore delegato di Coop Italia – ha deciso di assumersi un rischio e di non aspettare. Anzi ha scelto di fare subito un passo avanti, varando un pacchetto di iniziative promozionali che vale decine di milioni di euro. Vogliamo mandare un messaggio alle famiglie e ai produttori, dimostrare che agiamo sia a monte (verso i fornitori), che a valle (verso i consumatori) per garantire la stabilità dei prezzi e delle remunerazioni dei diversi attori della filiera».

La traduzione di queste indicazioni (vedi il box in questa pagina) significa il blocco dei prezzi su 2000 prodotti industriali e confezionati a marchio Coop, un pacchetto di 10 prodotti a marchio Coop offerti al costo di 10 euro, pacchetti settimanali con sconti del 20% su 5 prodotti freschissimi (quelli più soggetti a variazioni e fenomeni speculativi). Un’offensiva, quella di Coop, che mira a tenere sempre insieme la convenienza e la qualità: un connubio che ha nel prodotto a marchio l’espressione più compiuta.

«Se certo l’attenzione ai prezzi è oggi la priorità – spiega Maura Latini – nelle nostre rilevazioni ciò si accompagna, da parte dei consumatori, a una richiesta di attenzione alla sicurezza degli alimenti quasi equivalente. C’è una consapevolezza nuova, per cui anche il rispetto dei lavoratori, l’attenzione all’italianità, la tutela dell’ambiente sono fattori che definiscono le aspettative verso Coop e orientano le scelte di acquisto».
Dunque, indicazioni e comportamenti che, anche in una fase di grande difficoltà economica, confermano la direzione di marcia che è riassunta nello slogan che Coop ha scelto per le sue ultime campagne di comunicazione: “Una buona spesa può cambiare il mondo”.

In questa impostazione l’attenzione verso le famiglie viaggia sempre insieme alla collaborazione con i produttori e ai protagonisti della filiera agroalimentare.
«Per noi è fondamentale – conclude Latini – che alle persone arrivi la coerenza di chi le cose le fa e la differenza con chi invece non le fa. In questi anni stiamo lavorando molto per portare avanti scelte innovative assieme ai produttori e ai nostri fornitori che sono per il 90% italiani. Penso a quel che abbiamo fatto per ridurre o eliminare l’uso dei pesticidi e degli antibiotici negli allevamenti. Abbiamo cambiato i contratti col mondo dell’agricoltura con l’obiettivo di contrastare le logiche più speculative e di breve periodo. Per fare un esempio concreto noi non facciamo le aste al doppio ribasso che rischiano di strozzare i produttori. Siamo convinti che dalle difficoltà che ci sono la strade per uscire sia quella di scelte chiare fatte con spirito di collaborazione».

«Quello di cui questo paese ha bisogno è di avere una visione comune – chiosa Marco Pedroni – Questo dovrebbe valere nella politica come nei rapporti tra i soggetti economici. Senza questa visione e senza una volontà di dialogo sarà molto più difficile uscire dalle difficoltà che la pandemia  ha prodotto».

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