Approvazione e meraviglia. È quello che ci suscita l’Italia di questi tempi: abbiamo vinto l’Eurovision Song Contest e gli Europei di calcio, battuto il nostro record di medaglie alle Olimpiadi, perfino Disney ha ambientato da noi il suo ultimo cartoon. E poi abbiamo saputo affrontare i momenti più bui della pandemia, gestire una buona campagna vaccinale e si intravede la fine della crisi economica, con un balzo del Pil che potrebbe sfiorare quest’anno il 6%, sotto la guida autorevole di Mario Draghi e anche grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in arrivo. Così noi italiani torniamo a pensare positivo, più orgogliosi del nostro paese, consapevoli di quello che conta davvero nella vita e ottimisti, in un clima di seconda giovinezza che ci porta a nuovi stili di vita, abitudini, priorità. Ma gli ultimi due anni non sono passati in modo indolore, in tanti – troppi – sono ancora in difficoltà. E dietro l’angolo c’è anche la minaccia, sempre più concreta e visibile, del cambiamento climatico.

Io penso positivo Così la tutela dell’ambiente pervade ogni aspetto della vita quotidiana, dalla casa all’armadio, alla mobilità e, naturalmente, a essere più “verde” è la nostra tavola, intorno alla quale nascono nuove “tribù alimentari” che scelgono cosa mangiare in base al suo impatto sul pianeta, mentre la schiera dei vegetariani è sempre più folta. Gli italiani, insomma, sono ecologicamente sensibili ora più che mai.

A leggere lo stato e i sentimenti del Belpaese, a raccontarci comportamenti e carrello della spesa che cambiano dopo il Covid è il “Rapporto Coop 2021-Economia, consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumatori), con la collaborazione scientifica di Nomisma e il supporto di alcuni dei maggiori centri di ricerca nazionali. Ne esce una fotografia che mostra il nuovo orizzonte di un’Italia più digitale, verde e benevola, anche se le difficoltà non sono finite.

“Io penso positivo” sembra essere lo spirito del momento. Secondo il Rapporto Coop, l’86% degli italiani è orgoglioso di esserlo, grazie ai successi e ai riconoscimenti internazionali allo Stivale, ma anche alla credibilità di Mario Draghi. Ben 3 su 4 sono soddisfatti della propria vita e il 69% degli intervistati si dichiara ottimista – uno sguardo roseo sul futuro che ci vede in cima alla classifica europea – mentre è in crescita anche la fiducia nel prossimo.

Ripresa senza spesa E il 31% di pessimisti? Vede scuro sulle possibilità di ripresa economica del Paese e del proprio lavoro soprattutto chi si trova nelle fasce sociali meno ricche e più colpite dalla crisi pandemica.

Il clima di rinascita, inoltre, non ha cancellato le ferite fisiche e mentali del nostro recente passato, che si porta dietro un pesante strascico di stress, ansia, insonnia, depressione e disturbi alimentari. Restano anche gli effetti sul tenore di vita di tanti: sono almeno 27 milioni gli italiani (il 45% del totale) che quest’anno si sono trovati a affrontare situazioni di disagio o hanno dovuto fare rinunce (ovvero la discesa al di sotto degli standard minimi accettabili) per almeno un aspetto della loro quotidianità come cibo e alimentazione, salute e sanità, servizi energetici e istruzione. Quasi la metà, 18 milioni, prevede nel prossimo futuro che questa condizione di ristrettezza perdurerà e sono 5 milioni quelli che temono il protrarsi di sacrifici e rinunce anche nell’alimentazione.

La ripresa dei consumi, per di più, non è cosa fatta, anche perché l’occupazione cresce sì, ma troppo lentamente (+1,8% nel primo semestre 2021). Secondo tutti gli esperti bisognerà aspettare almeno  la fine del 2023 per tornare ai livelli di consumi pre-Covid. Per tutti, intanto, il trauma collettivo della pandemia ha fatto emergere nuove abitudini e valori, e le priorità nella vita sono cambiate, almeno un po’.

Il clima è cambiato  Gli italiani sembrano concentrarsi sul benessere e la cura di sé, puntano a ritrovarsi e rialzarsi, ma non in chiave egoistica: danno un’importanza crescente e vogliono incidere sul contesto che li circonda.

Sono più interessati alla creazione di un clima sociale che non escluda nessuno, onesto, paritario e tollerante, mentre perdono rilevanza affermazione sociale, ricchezza economica, la stessa carriera lavorativa. L’eredità di questi anni? Per la maggioranza ha significato un rapporto migliore con la tecnologia e il digitale per fare acquisti, informarsi, lavorare e rapportarsi ai propri cari, l’attenzione al “nido”, la voglia di vivere in centri più piccoli, usare meno l’automobile, curare le proprie relazioni e gli affetti. Ma non solo.

In cima ai pensieri degli italiani c’è il clima, diventato una preoccupazione per quasi l’80% degli intervistati, tanto che la metà afferma di avere adottato con regolarità abitudini di acquisto sostenibili e, nei prossimi anni, le metterà in pratica sempre di più. “Gli italiani – seppur in misura inferiore dei cittadini degli altri paesi europei – hanno chiare le attività da compiere per dare il proprio contributo nella lotta al cambiamento climatico. E nei prossimi 5 anni aumenterà la quota di chi – con regolarità – acquisterà prodotti sostenibili o con packaging green, ricorrerà ad energia verde e rinnovabile, migliorerà l’efficienza energetica dell’abitazione e ridurrà il ricorso a mezzi di trasporto diesel o benzina”, sottolinea l’indagine di Coop.

Tavola verde Anche il cibo si colora di verde e acquisisce ancora più valore nelle nostre vite. Come? Appena il 18% degli italiani non si riconosce in alcuna cultura alimentare, il 29% si affida alla dieta mediterranea, ma oltre la metà, il 53%, si riconosce in scelte alimentari precise.

Ecco allora che, tra le nuove “tribù” del cibo, c’è chi preferisce il biologico (18%) e i climatariani (15%), cioè chi sceglie prodotti locali e di stagione per ridurre l’impatto ambientale e le emissioni di anidride carbonica della propria alimentazione; e ancora i reducetariani (13%), che hanno ridotto il consumo di carne senza eliminarla dalla propria dieta, e i flexitariani (7%), che hanno rinunciato alla carne ma non al pesce. Ancora: sono il 7% i no-carb, che hanno quasi tolto i carboidrati dalla tavola, il 6% i vegetariani e chi ha adottato un regime alimentare iperproteico, il 3% i vegani.

Il riscaldamento climatico è visto come il principale fattore di cambiamento della nostra spesa alimentare anche nel prossimo futuro e innescherà una vera e propria rivoluzione nel piatto. Si prevede che il cibo scarseggerà e che per salvare il clima occorrerà cambiare la nostra alimentazione. In tanti siamo convinti che a darci una mano saranno la scienza e la tecnologia, che nel giro di 10 anni dovrebbero portare sulle nostre tavole cibi vegetali con il sapore di carne, a base di alghe, farina di insetti e anche la carne coltivata in vitro.

Valori nutrizionali Se chi ha detto no in modo totale agli alimenti di origine animale è ancora una stretta minoranza, molti si stanno però rivolgendo alle piante per portare in tavola un’alternativa proteica alla carne, tanto che sono raddoppiate le vendite di prodotti vegani di nuova generazione come le bevande, le besciamelle, i piatti pronti.

Il nostro benessere passa anche attraverso il cibo, tanto che l’83% degli italiani si dichiara disposto a spendere di più pur di acquistare prodotti con qualità certificata (dopo di noi l’80% dei cinesi e solo dopo europei e statunitensi) e continua il successo di cibi “senza” (glutine, lattosio, zucchero ecc.) e arricchiti. Più consapevoli e smaliziati, leggiamo con attenzione le etichette: le indicazioni sull’origine e la provenienza del cibo sono determinanti per l’acquisto per il 39% degli italiani, per il 28% lo sono i valori nutrizionali e, a seguire, il metodo di produzione (per il 26%).

Così, ci affidiamo sempre meno alle marche, in lento declino da un decennio, e all’immagine dei brand, e sempre di più ai contenuti e al valore dei prodotti, privilegiando i prodotti a marchio della catena della grande distribuzione di riferimento e dei piccoli produttori. Insomma abbiamo imparato a badare alla sostanza, che è poi ciò che rimane oltre le mutevoli apparenze.

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