BuonoCheAvanza.jpgQuando andate al ristorante vi avanza spesso qualcosa? E che fate? Lasciate portar via o chiedete che vi incartino quel che resta della vostra porzione (o della vostra bottiglia) e ve lo portate a casa per il giorno dopo? Perché diciamoci la verità: si chiama “doggy bag”, cioè la borsa del cane, ma il più delle volte siamo proprio noi umani a mangiare, magari il giorno dopo, quello che resta nel piatto. Questa bella abitudine – per il momento più diffusa all’estero che da noi – è diventata una iniziativa promossa a livello nazionale e chiamata “Il Buono che Avanza”: in pratica, è la prima rete ad “avanzi zero”. I ristoranti che aderiscono al progetto propongono ai propri clienti di portar via, in una doggy bag, il cibo e il vino che sono avanzati e li informano sul valore sociale di questa scelta.

Con “Il Buono che Avanza” – si legge nel sito che illustra l’iniziativa – “si sensibilizzano i cittadini sull’importanza di combattere – anche con un piccolo gesto – la società dello spreco, perché crede che dall’impegno a fare in prima persona, proprio come nel volontariato, possano nascere i grandi cambiamenti sociali ed economici e un nuovo modo, più solidale, di intendere la società”. Va anche ricordato che il diritto a portarsi a casa gli avanzi è sancito dalla Corte di Cassazione con una sentenza del luglio 2014.
I ristoranti che aderiscono alla rete vengono datati di materiali di comunicazione sull’iniziativa e del  “sacchetto” in cui portare via la classica schiscetta. “Chi non riesce a finire il proprio cibo e il proprio vino e vuole portarlo a casa, sarà dunque certo che la sua richiesta non sarà considerata solo legittima ma addirittura gradita”, si legge ancora nel sito.
“Il Buono che Avanza” è sovvenzionato e patrocinato da associazioni come Slow Food e Legambiente, nonché dall’Assessorato alla Salute del Comune di Milano, nell’ottica di combattere gli eccessi in campo alimentare che sono alla base del sovrappeso e di molte patologie. “Il Buono che Avanza” educa quindi a ‘limitarsi’ e a non sprecare, invitando a uno stile di vita non solo etico, ma anche salutare, per se stessi e per la spesa pubblica.

Speriamo che l’iniziativa si diffonda: per il momento, infatti, i ristoranti “virtuosi” sono per lo più in Lombardia (82) … ma i primi segnali positivi vengono anche dal Lazio e dalla Liguria.

novembre 2014 – fonte: Il buono che avanzaSalva

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