Future_food_district.jpgLa gran folla, i tanti stand, ma anche molto di più. L’Expo di Milano si stia rivelando una grande occasione per discutere proprio di quei fondamentali temi che dell’Expo stessa sono il titolo, cioè come nutrire il pianeta, come garantire cibo a tutti e come rendere la sua produzione sostenibile. A sviluppare e arricchire queste riflessioni, che sono culturali, politiche ed economiche, sta contribuendo, con una serie d’incontri, anche Coop. Una discussione che serve a mettere a fuoco i problemi, ma anche a definire impegni come quelli contro lo spreco alimentare.

E, ovviamente, parlando di cibo, c’è tanto da fare. Perché, come ha detto il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina, confrontandosi con il presidente di Coop Italia Marco Pedroni, con l’economista Giacomo Vaciago e col teologo Vito Mancuso, “il cibo è oggi una grande questione democratica”, una questione su cui la politica è chiamata a compiere scelte che però devono avvenire in piena trasparenza, di fronte a un’opinione pubblica che deve acquisire consapevolezza delle straordinarie implicazioni legate a questo tema. Richiamando la recente enciclica di papa Francesco, “Laudato si”, che ha al centro proprio i destini ambientali e sociali del pianeta, Vito Mancuso ha detto che “il tema vero è oggi quello della giustizia. Ed è lì dentro che sta anche il problema del cibo”. 

Nell’indagine (di cui abbiamo parlato nei numeri scorsi) realizzata da Coop e Doxa su 6.400 cittadini di otto paesi (Italia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Cina, Russia, India e Brasile), alla domanda su chi deve decidere come sarà il cibo che mangeremo in futuro il 44% (che in Italia è un 60%) dice i cittadini, contro un 25% che dice il mercato, un 20% che dice le industrie e un 10% i governi. Dunque la gente ha voglia di far sentire la propria voce. E questo è un bene perchè, come spiega l’economista Giacomo Vaciago, “produrre cibo vuol dire scegliere come gestire terra, acqua ed energia che sono beni comuni e dunque sono i governi, possibilmente capaci di una visione proiettata sui prossimi decenni e non solo sul presente, a doversi impegnare”.

Uno degli aspetti chiave, che è sicuramente politico, è quello della crescita delle diseguaglianze.

Fenomeno accentuato dalla crisi di questi anni che coinvolge anche il cibo. “Il rischio che c’è – spiega, il presdiente di Coop Italia, Marco Pedroni –, e che come Coop vogliamo contrastare, è di avere un mercato spezzato in due, in cui chi può cerca cibi di qualità, che propongono contenuti legati al benessere e alla salute, mentre chi ha meno soldi in tasca, rinuncia a qualcosa anche sul piano della qualità, per inseguire solo il prezzo più basso. Noi vogliamo invece garantire cibo buono e sano per tutti. E su questo principio abbiamo impostato il nostro impegno quotidiano nel 2015”. 

Dunque evitare che il cibo sia elemento di divisione sociale, ma nel contempo sapere anche che per l’Italia quella della produzione di buon cibo è una sfida fondamentale per tutta l’economia. Come ha spiegato Martina, nei prossimi decenni, nel mondo (specie in Asia) si affaccerà una nuova classe media, fatta da 800 milioni di persone, che vorrà mangiare cibi sani e buoni. “Un’occasione e una sfida che l’Italia ha tutte le carte in regole per vincere – ha aggiunto Martina -, se saprà far sistema, modernizzando la propria agricoltura, ma anche riuscendo a coinvolgere l’Europa che deve tornare a puntare su questo settore”.

A tenere insieme i tanti spunti di questo confronto a più voci, può benissimo essere una considerazione di Vito Mancuso che di fronte al timore emerso di avere in futuro un cibo sì più sicuro e tecnologico, ma anche quasi anaffettivo, ha ricordato la frase di un filosofo tedesco dell’800, Ludwig Feuerbach, che “l’uomo è ciò che mangia”. Questo nel senso che il cibo non è solo il nutrimento del corpo, ma che mangiare deve anche produrre emozioni e idee. E dunque la soddisfazione di questi aspetti è fondamentale e dobbiamo tenerne conto quando pensiamo a quel che mangiamo oggi e che mangeremo domani.

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