Libreria.jpg“Secondo le nostre stime col 2015 si è arrestata la discesa e anzi già oggi c’è un piccolo segno più sul 2014, in un settore che comunque negli ultimi tre anni aveva perso il 15%”.
Parola di Marco Tarò, direttore generale del gruppo editoriale Mauri Spagnol (dentro cui stanno marchi come Longanesi, Garzanti, Guanda, Bollati e Boringhieri, Tea, Chiarelettere e il Corbaccio).

Qual è stato l’impatto del Web sul settore librario?
Grazie a Internet sono assolutamente convinto che si legge di più. Il problema è che si leggono cose diverse dai libri, come i commenti degli amici su Facebook o su qualche blog. E il tempo di lettura che abbiamo a disposizione resta sempre quello…

E il mercato del libro elettronico che peso ha?
Il mercato degli e-book quest’anno sta crescendo del 20%. Ma è ancora una nicchia che vale il 5% del totale. È una quota destinata a crescere. Noi abbiamo una storia diversa dagli Usa, dove già anni fa c’è stato un boom derivante dal fatto che gli apparecchi per la lettura di e-book, come i Kindle, sono arrivati prima dei tablet e degli iPad. E ne sono stati venduti milioni e milioni. Da noi è successo il contrario. Ma quel che anche il mercato Usa dice oggi è che per questi prodotti si sta andando verso un assestamento, la grande crescita è finita. Penso che noi in Italia abbiamo ancora margini importanti, ma senza pensare a sconvolgimenti. Il libro cartaceo resterà fondamentale. Magari continuerà a crescere la quota di chi fa acquisti in rete, ma di libri di carta. Del resto anche lo studio di un’università americana ha confermato che la resa nello studio su libri cartacei è migliore di quella su supporti digitali.

Dunque cosa oggi fa vendere un libro? Le stesse cose di 5 anni fa, e cioè prima di tutto il passaparola, il consiglio degli amici. Un passaparola che può essere accelerato e amplificato dal Web. Ma la sostanza resta quella. Anche andare in Tv a parlare di libri, cosa che sicuramente in Italia si fa troppo poco, perché a parte la trasmissione di Fabio Fazio non c’è tanto altro, per alcuni titoli funziona benissimo. Ma ci sono anche fenomeni editoriali che crescono senza alcun bisogno della Tv.

E le librerie come stanno cambiando?
Siamo molto contenti perché i nostri dati sul 2015 dicono che c’è una crescita forte del 5,2%, delle librerie indipendenti, quelle fuori dalle grandi catene, che avevano patito più di tutti negli anni di crisi. Sono librerie fondamentali per far scoprire nuovi autori, per allargare il mercato al di fuori dalle logiche di una offerta troppo centrata sui best seller, come avviene nelle catene più grandi.

Ma cosa si vende di più oggi? Cosa cercano i lettori?
Finita l’abbuffata dei libri sui vampiri, abbiamo assistito al diventare adulto della generazione cresciuta leggendo Harry Potter. Sono ragazzi che magari hanno già 30 anni e che hanno continuato a leggere e dagli editori di tutto il mondo vengono definiti “new adult”. Altro trend è la stabile presenza di autori italiani nelle classifiche, un fenomeno questo iniziato anni fa con Camilleri. Poi va molto bene la narrativa per bambini. Anche se credo sia sbagliato dividere i lettori in fasce diverse. Come i precedenti anche il nuovo libro di fiabe di Luis Sepùlveda sta incontrando un successo trasversale. Lo stesso Harry Potter non è certo un fenomeno limitato ai ragazzi.

Per chiudere, quali i suoi consigli di lettura natalizi?
Tra le proposte che come gruppo facciamo ai lettori, oltre al già citato Sepùlveda, abbiamo l’ultimo libro di Wilbur Smith che è l’autore straniero più venduto in Italia, poi si va dai romanzi di Claudio Magris, Donato Carrisi e Andrea Vitali, all’ultimo della trilogia di Glenn Cooper.

dicembre 2015

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