Politica

C’è paura dell’immigrazione, ma in Italia saremo 15 milioni in meno

Se c’è un tema d’attualità, in Italia come in tutta Europa, è quello dell’immigrazione e sarà probabilmente su questo che si giocherà l’esito delle elezioni europee del prossimo anno. Se le modalità di gestione del fenomeno migratorio sono sicuramente tema complesso e controverso, ci sono però alcune cifre e fatti che non possono essere ignorati se si vuol davvero ragionare sul futuro del nostro paese. L’Italia ha un drammatico problema di denatalità: le culle sono sempre più vuote e il numero di nati è in costante calo (i 458 mila del 2017 sono un record negativo). Ma i demografi spiegano che con i trend attuali le cose peggioreranno ulteriormente. Da qui al 2066 la popolazione è destinata a ridursi di 15 milioni (su i circa 60 milioni attuali) che significa un 20% in meno.

Anche considerando un flusso migratorio di 8 milioni di persone (da qui al 2066) il calo sarebbe comunque di 6,8 milioni di abitanti (più del 10%). Con tutte le implicazioni che ciò comporta sull’invecchiamento della popolazione e sulla capacità dello Stato di erogare pensioni e servizi, considerando che ad oggi gli immigrati producono 131 miliardi di Pil e versano contributi previdenziali per 11,2 miliardi ogni anno.

Resta il fatto che nel nostro paese la diffidenza verso gli immigrati raggiunge le vette più alte d’Europa (51% contro il 38% della Francia, il 35% della Germania e il 26% della Spagna). «Lontano da noi l’idea che gli italiani sbaglino nel definire i loro orientamenti – spiega il direttore di Ancc-Coop Albino Russo – Ma è chiaro che sul tema della natalità e dell’equilibrio demografico c’è un nodo di fondo per il nostro futuro che non si può eludere».    

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *