GIANCARLO-CASELLI.jpgSi è insediata il 5 maggio una nuova Commissione, voluta dal ministro della Giustizia Orlando, per la messa a punto di proposte di riforma dei reati in materia agroalimentare. A presiederla c’è Gian Carlo Caselli, l’ex procuratore che da anni guida l’Osservatorio della Coldiretti sulle agromafie.

Procuratore, i testi normativi su cui lavorerete che tipo di risposte dovranno dare?
Il decreto sottolinea l’esigenza, in materia alimentare, di una tutela penalistica moderna che tenga conto della “consistenza di beni giuridici nuovi che richiedono l’anticipazione dell’incriminazione già alla soglia del rischio e, comunque, in funzione preventiva”. Un altro obiettivo riguarda le persone giuridiche, per le quali si richiede “un complessivo riesame delle tipologie di sanzioni applicabili in vista delle diverse offensività”, nel quadro di una “dimensione degli scambi allargata a un mercato globale”. Le proposte di intervento serviranno anche – indubbiamente – a realizzare una miglior tutela del Made-In.

L'”italian sounding” rientra nel perimetro delle vostre competenze?
Siamo consapevoli che serviranno competenze diverse da quelle della Commissione per affrontare questo grave fenomeno. Siamo in un ambito che attualmente è deregolato e a dimensione internazionale. È molto importante intervenire efficacemente però contro le falisificazioni. Significa lottare perché non sia erosa l’immagine di uno degli asset centrali del nostro Paese. Significa difendere ricchezza e occupazione, consolidando le piattaforme produttive. Significa tutelare la sicurezza dei prodotti alimentari e ambientale, e stare dalla parte dei consumatori e dei produttori onesti.

L’espansione delle mafie in quali settori dell’agroalimentare si insinua maggiormente?
Non vi sono zone franche rispetto a tale fenomeno. Ogni segmento – produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, vendita e ristorazione – è sempre più penetrato e condizionato dal potere criminale, esercitato spesso in forme raffinate. Il prezzo lo paghiamo tutti noi, cittadini e consumatori, perché – oltre a dover vivere in un ambiente pervaso di corruzione e intimidazione – rischiamo in termini di sicurezza alimentare e salute, mentre la regolarità dei mercati è stravolta con penalizzazioni pesanti per gli operatori virtuosi.

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