Carne.jpgSu 454 campioni di alimenti a base di carne bovina, prelevati dai Nas per i controlli, ben 93 sono risultati positivi per presenza di carne equina superiore all’ 1% (non dichiarata in etichetta). Nessun campione dei 323 analizzati per la presenza dell’antinfiammatorio fenilbutazone è risultato positivo. Sono i dati trasmessi dal Ministero della Salute alla Commissione europea.
Il Ministero è intervenuto sia tramite una capillare attività straordinaria di controllo condotta su tutto il territorio nazionale dai Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS), sia attraverso la rete del Servizio Sanitario Nazionale con un’intensificazione dell’ordinaria attività di vigilanza e controllo sulle carni di equidi di provenienza nazionale ed estera. L’attività ha permesso di individuare, in prodotti commercializzati e/o etichettati come contenenti carni bovine (es. carni macinate, prodotti a base di carne, preparazioni di carne), carne equina non dichiarata in etichetta; inoltre è servita per ricercare fenilbutazone in carni equine. Per oggi sono attesi i risultati di tutti gli Stati membri, pubblicati dalla Commissione UE.
Sul fenilbutazone interviene l’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, per ribadire che “non è possibile impostare livelli di sicurezza per questo antinfiammatorio nei prodotti alimentari di origine animale e quindi l’utilizzo nella catena alimentare dovrebbe rimanere vietata”.In ogni caso, si legge sul sito Efsa, “la presenza illegale di residui di fenilbutazone in carne equina è di scarsa preoccupazione per i consumatori”.
Preoccupanti i dati emersi fin qui secondo la Coldiretti: “Con quasi un campione sui 5 esaminati che è risultato adulterato dalla presenza di carne equina non indicata in etichetta siamo di fronte ad uno scandalo senza precedenti che ha truffato circa 30 milioni di consumatori che acquistano piatti pronti, danneggiato le ditte che si sono comportate correttamente e distrutto il mercato della carne di cavallo in Italia”
. La situazione ha evidenziato la presenza di un giro vorticoso di partite di carne che si spostano da un capo all’altro dell’Europa attraverso intermediazioni poco trasparenti che favoriscono il verificarsi di frodi ed inganni, a danno delle imprese e dei consumatori. Un meccanismo che – precisa la Coldiretti – rende più facili le contaminazioni sia per le multinazionali che per le piccole aziende, che dovrebbero invece valutare concretamente l’opportunità di risparmiare sui trasporti per acquistare prodotti locali che offrono maggiori garanzie di qualità e sicurezza alimentare. Per evitare il ripetersi in futuro di tali emergenze e dipanare ogni dubbio sulle effettive caratteristiche del cibo che si porta a tavola occorrono – conclude la Coldiretti – interventi strutturali come l’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta per farla conoscere ai consumatori e scoraggiare il proliferare di passaggi che favoriscono le truffe”.

(fonte: Help consumatori)
16/04/2013 

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