Alzi la mano chi non ha mai avuto voglia di affidarsi alla pillola miracolosa… Perchè, diciamocelo, che fatica dimagrire, che fatica consumare cinque porzioni di frutta e di verdura al giorno. Che noia fare ginnastica e che stress dover interrompere certe brutte abitudini così consolanti! Meglio una pillola e via, via le responsabilità, via la fatica, lo stress e anche la paura del Covid-19.

Sarà per questo, per la voglia matta di credere alla formula magica che ci toglie i problemi, che il mercato degli integratori alimentari ha raggiunto in Italia a fine 2019 un valore di circa 3,6 miliardi di euro, cresciuto del 3,6% nel 2018. In farmacia, principale canale di vendita, gli integratori si confermano la seconda categoria dopo il farmaco su prescrizione. Nessuno come gli italiani consuma più integratori: il mercato del nostro Paese è il primo mercato in Europa. L’utilizzo degli integratori coinvolge 32 milioni di italiani (il 65% della popolazione italiana adulta) e anche i medici li consigliano: sempre nel 2019 ci sono state 28,6 milioni di prescrizioni mediche di integratori alimentari. Tutti questi dati sono contenuti nella V indagine di settore “La filiera italiana dell’integratore alimentare”, elaborata dal Centro Studi FederSalus.

In Europa, la normativa di riferimento è la Direttiva 2002/46/CE, attuata in Italia con un decreto legislativo. In questa normativa, gli integratori alimentari sono definiti precisamente così: “Prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate”.

Tutti i nutrizionisti concordano sul fatto che gli integratori debbano essere consigliati nei casi in cui l’organismo abbia un’effettiva carenza di determinati elementi o sostanze: non sono dunque sostanze curative, ma servono a integrare una normale dieta, completandola nei casi di aumentato reale fabbisogno, ma in nessun caso sostitutive di una dieta alimentare variegata. Ma c’è poco da fare: la scorciatoia per ottenere il risultato che ci prefissiamo (che sia il dimagrimento, o una bella muscolatura, il rafforzamento del sistema immunitario o magari il calo del desiderio) invoglia tanti.

E, appunto, ci si è messo anche il Covid-19: durante i mesi di lockdown per la pandemia da coronavirus, gli acquisti di alcuni integratori alimentari sono aumentati più che considerevolmente. Il boom, in particolare, si riferisce alla categoria di preparati legata all’aumento delle difese immunitarie. Durante il primo quadrimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, l’acquisto di supplementi a base di vitamina C è cresciuto di ben il 237,8%. I prodotti per il benessere respiratorio e gli immunostimolanti hanno registrato crescite a due cifre: rispettivamente del 75,2% e del 64,5%. Con tutte le preoccupazioni di quel periodo, non stupisce che anche i prodotti per favorire il sonno e il rilassamento siano andati bene: la crescita delle vendite è del 26,6%.

Certo, conforta sapere che anche in questo caso il principale veicolo di comunicazione e informazione siano stati medico e farmacista. Un’indagine di Metrica Ricerca mostra come l’epidemia abbia rafforzato l’immagine della farmacia come presidio di servizio per il territorio per il 53% degli italiani; è stato inoltre determinante – secondo il 59% degli intervistati – affidarsi alle competenze del medico e del farmacista per superare le fasi critiche dell’emergenza.

Tuttavia, l’idea di dover ricorrere agli integratori alimentari per tamponare eventuali carenze nutritive – che viene pubblicata su giornali o siti online alla stregua di vere e proprie fake news – è stata fortemente criticata dall’Associazione nazionale specialisti in scienze dell’alimentazione (Ansisa). «Con un’alimentazione bilanciata si riesce a soddisfare il fabbisogno della maggior parte dei nutrienti descritti, con la sola esclusione della vitamina D. Può essere utile ricorrere all’uso di integratori solo qualora la persona ne abbia necessità, per inappetenza, disfagia o impossibilità nel prepararsi il cibo».

Altrettanto esplicite le Linee guida per una sana e corretta alimentazione del Crea, l’ente pubblico che ha il compito specifico di promuovere la corretta nutrizione, in cui si legge che gli integratori svolgono un ruolo importante in presenza di una carenza che si verifichi per un qualsiasi motivo, ma non hanno proprietà curative e servono ad integrare una normale dieta completandola. «Una dieta che comprenda – si legge nelle Linee Guida – una grande varietà di frutta, verdura, cereali integrali, quantità adeguate di proteine e acidi grassi essenziali, fornisce tutti i nutrienti necessari per una buona salute. Ciò implica che, nella maggioranza dei casi gli integratori alimentari non sono necessari».

Quando si possono verificare carenze?  «In ogni fascia d’età, in particolare bambini o anziani, in specifiche situazioni fisiologiche (gravidanza o allattamento) o in relazione a specifici trattamenti farmacologici, esistono individui che non riescono ad assumere la quantità ottimale di sostanze nutritive. Basti ricordare l’importanza dell’integrazione con acido folico in gravidanza, o il ferro e la vitamina D nei neonati non allattati al seno, o la vitamina B12 nei vegani».

Ma cosa può essere messo in commercio come integratore? Nella Ue una sostanza, per poter essere usata come integratore alimentare, deve vantare «un pregresso consumo significativo senza effetti avversi», si legge nelle Linee guida. Quantità e dose raccomandata per ogni singolo nutriente contenuto nel prodotto «deve essere riportata in etichetta. I prodotti non possono vantare proprietà terapeutiche e sulla confezione si deve sempre riportare chiaramente sia l’avvertenza di non eccedere, sia l’indicazione che gli integratori alimentari non sostituiscono una dieta variata». Tuttavia i casi di pubblicità ingannevole – ovvero di integratori che promettono risultati impossibili – sono frequenti in particolare nei casi di quelli proposti per la perdita di peso, o come coadiuvanti di diete ipocaloriche. Una pubblicità particolarmente odiosa perché pensata per manipolare  persone – quelle che vogliono perdere peso – particolarmente fragili, e  «particolarmente sensibili alla promessa di scorciatoie o prodotti per risultati utili e stabili in termini di calo ponderale. È necessario fare particolare attenzione alle vendite sul web – segnala la pubblicazione del Crea – perché alcuni prodotti potrebbero sfuggire alla notifica, e quindi al controllo, del Ministero della Salute».

Le Linee Guida mettono in guardia anche dagli alimenti o dagli integratori utilizzati per migliorare la preparazione e la prestazione atletica. «Non esistono simili alimenti, né tantomeno molecole particolari, ma solo buone o cattive abitudini alimentari che condizionano l’efficienza metabolica e il rendimento fisico e atletico».

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