Meno merendine e meno soprattutto bevande gassate e zuccherate, il cui consumo in un anno scende di 5 punti percentuali (dal 41 al 36%). Il bambino italiano, tra i 6 e i 10 anni di età, si nutre un po’ meglio ma potrebbe calare di più, anche perché siamo il paese del sole e della dieta mediterranea. E invece è pigro, fa poco movimento e guarda troppa Tv e Tablet ai quali si è aggiunto lo smartphone: in sensibile aumento (dal 35% al 41%) i bimbi che trascorrono attaccati agli schermi più di due ore al giorno, rinunciando così a una sana attività fisica (non più di un giorno a settimana il 23,5% svolge giochi di movimento, contro un 33,8% che si dedica a un’attività fisica strutturata). A riprova che la sedentarietà è un grosso problema, solo 1 su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta, ma quasi la metà (44%) hanno a disposizione la Tv in camera.

La colazione del mattino, poi, non è un granché. Anzi, peggiora: o viene saltata del tutto (8%) o è inadeguata (33%), cioè sbilanciata in termini di carboidrati e proteine per recuperare poi, a metà mattinata, con merende troppo abbondanti (53%). Mentre a dimostrazione del fatto che l’educazione alimentare qualcosa fa, la quota di consumo di frutta e verdura aumenta anche se di poco: nel 20% dei casi, a detta dei genitori, diventa quotidiana. Ma soprattutto il dato più confortante di tutti che emerge dai questionari di “OKkio alla salute”, traguardandoli, è che in dieci anni di campagne ministeriali di educazione al consumo, sono diminuiti del 13% i bambini obesi e in sovrappeso nel nostro paese. Una lenta ma costante flessione. Più nel dettaglio, la percentuale degli obesi nell’età della scuola primaria è scesa dal 12% del 2008/09 al 9,3% dello scorso anno, mentre quella dei sovrappeso è passata dal 23,2% al 21,3%.

Un problema di sanità pubblica Luci e ombre sull’andamento dell’obesità infantile si ricavano dalle rilevazioni relative al 2016 di “OKkio alla salute”, che è il sistema di sorveglianza nazionale promosso dal ministero della Salute, coordinato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Iss (Istituto superiore di sanità) e condotto in tutte le regioni italiane. Presentati in maggio al ministero, a Roma, i dati riassumono le interviste di oltre 48.400 genitori e 48.900 bambini in più di 2600 classi primarie su tutto il territorio nazionale.

Nonostante i migliormenti frutto delle crescenti premure – dalla famiglia alla scuola, fino al mondo dell’industria e della distribuzione alimentare (per quanto riguarda l’impegno di Coop vedi nelle pagine seguenti) – tre bambini italiani su dieci hanno ancora problemi di sovrappeso o di obesità; i maschi più delle femmine (9,7% contro 8,8%). E pur non attestandoci ai livelli “americani”, rimaniamo il paese fanalino di coda tra le oltre 30 nazioni europee messe sotto osservazione dall’Oms attraverso il piano denominato Cosi (Childhood Obesity Surveillance Initiative), al quale l’Italia partecipa, appunto, con “OKkio alla salute”.

«L’obesità è diventata uno dei maggiori problemi di sanità pubblica in Italia», non esita ad afferrmare Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità. «La diminuzione del tasso di obesità nei bambini è un segno che le politiche sanitarie messe in atto cominciano a dare i primi risultati ed è contemporaneamente il segnale che dobbiamo concentrare maggiormente gli sforzi in questa direzione. Tuttavia – prosegue Ricciardi – resta molto da fare, soprattutto nella promozione della consapevolezza sui corretti stili di vita. I genitori devono fare la loro parte: circa il 40% delle madri di bambini in sovrappeso o obesi ritiene, infatti, che il peso del proprio figlio sia nella norma».

Un altro elemento di riflessione è che nonostante il miglioramento che si è avuto, restano forti le differenze geografiche tra Nord e Sud, a discapito di quest’ultimo. Un paese, il nostro, spaccato nettamente in tre parti nel senso della latitudine.

Psicologia del figlio “invisibile” Ma che motivazioni psicologiche, oltre che comportamentali, ci sono dietro l’obesità infantile? Liliana Cocumelli, psicoterapeuta e presidente dell’associazione Avc (Aiutiamo i bambini a crescere) risponde che «il bambino può ricercare nel cibo un rifugio contro la tristezza, o può non aver ancora acquisito la capacità di autoregolarsi. Ma molto più spesso è diventato un figlio “invisibile” emotivamente, ai cui bisogni psico-affettivi l’adulto risponde con un accudimento che passa esclusivamente dal cibo».

Quali consigli si possono dare, allora, ai genitori di bambini obesi o in sovrappeso? «Aiutarli a ri-decodificare correttamente lo stimolo fame – risponde la psicotereapeuta – capendo se dietro all’impulso di mangiare non vi sia invece un’ansia da contenere; inoltre offrire un’alternativa al bambino, diversa dalla merendina, per fronteggiare o tollerare un disagio. Andare a fare una passeggiata con la bici può essere un’ottima idea».

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