Alzheimer2.jpgCoop scende in campo per sostenere la ricerca che mira a combattere l’Alzheimer. “Il nostro sostegno al progetto promosso da AIRAlzh – spiega Stefano Bassi, presidente di Ancc-Coop – punta alla prevenzione e alla diagnosi precoce della malattia, per contrastarne la progressione”. Nel mondo si stimano 46,8 milioni di persone affette da demenza (World Alzheimer Report 2015), una cifra destinata quasi a raddoppiare ogni venti anni. In Italia sono un milione e 300 mila e il 60 per cento di queste ha la malattia di Alzheimer. Per capire meglio le caratteristiche di questa patologia, le aspettative di cura, l’importanza della ricerca scientifica, abbiamo intervistato il professor Sandro Sorbi, Ordinario di Neurologia dell’Università di Firenze e Direttore della Clinica Neurologica 1 dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi. Sorbi è presidente dell’Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus, una struttura interamente dedicata a promuovere la ricerca, con cui Coop, a livello nazionale, ha avviato una partnership per sostenere una raccolta fondi destinata a finanziare progetti di giovani ricercatori in tutta Italia.

Professor Sorbi, quali sono le caratteristiche della malattia di Alzheimer? Si tratta di una patologia che porta gradualmente alla perdita delle capacità cognitive. Inizia tipicamente come difficoltà a memorizzare le cose nuove, seguita da disturbi di orientamento nel tempo e nello spazio, ad esempio trovarsi a un incrocio stradale e non sapere da che parte andare. Seguono difficoltà a usare cognizioni scolastiche, come far di conto. Fino ad arrivare a non riuscire a svolgere le normali attività quotidiane, come vestirsi o alimentarsi, e a non riconoscere la propria casa e i propri familiari, il che rappresenta naturalmente un momento molto doloroso per le persone che circondano i malati.

Ci sono cure per questa patologia? Ci sono progressi? Non esistono farmaci per prevenire la malattia, né per arrestarla. Ci sono farmaci che aiutano a rallentarne la progressione. L’impegno è soprattutto sulla diagnosi precoce. Sono in corso di sperimentazione farmaci basati su strategie terapeutiche nuove rispetto alle attuali. La malattia si presenta a qualsiasi età (esiste infatti una forma pre-senile), ma la stragrande maggioranza dei soggetti con demenza ha più di 65 anni. Se consideriamo tutta la popolazione over 65, circa il 7-8 per cento soffre di Alzheimer e addirittura il 30 per cento tra gli ultranovantenni.

Quali sono i principali fattori di rischio? Ce ne sono di inevitabili, come i fattori genetici, l’età e il sesso, il rischio di ammalarsi infatti è lievemente maggiore per le donne. Altri fattori, invece, sono legati allo stile di vita che si assume fin da giovani. Il fumo, l’alcol, l’obesità aumentano il rischio di malattia, mentre l’esercizio fisico è un fattore protettivo. È importante seguire un’alimentazione equilibrata, con gli elementi tipici della dieta mediterranea (olio di oliva, pesce, verdure, moderati grassi, poco sale), svolgere un’attività fisica regolare fin dall’adolescenza e comunque a qualsiasi età, condurre una vita socialmente interessante, svolgere un lavoro appagante, dedicarsi alla solidarietà.

Quanto è importante la ricerca? È fondamentale e per questo va fortemente finanziata. L’Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus è interamente dedicata a stimolare la solidarietà e la donazione verso la ricerca, fornendo alle persone un mezzo concreto per contribuire. La partnership con Coop va in questa direzione. Punta a sostenere una raccolta fondi mirati a finanziare 25 giovani in tutta Italia che lavorano in centri dell’Università, del Ministero della Salute e sono impegnati nella ricerca, concentrata su una pluralità di aspetti: da quelli biologici sui fattori che causano la malattia, alle metodiche di diagnosi, allo sviluppo di nuovi trattamenti. Grazie a questo strumento si costruisce quindi una vera e propria rete di giovani che, in tutto il Paese, da Palermo a Trieste, sono attivamente impegnati nella ricerca sulla malattia.

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