“Buongiorno, ci risulta dalle ultime bollette che lei paga troppo per la luce di casa. Se mi dà il codice della fornitura faccio un veloce controllo». Segue immancabile proposta per sottoscrivere un contratto diverso, cambiando fornitore, a volte anche a nostra insaputa. Telefonate come questa, da parte di improbabili venditori di energia o, com’è capitato, di fantomatiche autorità del mercato libero, dovrebbero metterci sul chi va là. Il fatto che le nostre bollette siano in mano a sconosciuti o che il nostro stesso fornitore possa chiamarci o farci visita (se è serio, non lo farà mai senza un appuntamento; e perché, poi, proporre uno sconto?), dovrebbero farci sentire il classico odore di bruciato. E tale è, forte e pure fastidioso, perché i raggiri, nella giungla delle offerte di energia, sono in crescita esponenziale in Italia, fra telefonate sui cellulari (teleselling selvaggio) e altre forme di vendita ai limiti del lecito e del sopportabile.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha calcolato che ancora nel 2019, quando l’assalto alle bollette non era ai livelli di oggi, l’area dell’energia era seconda solo all’e-commerce quanto a pratiche scorrette: dalla commercializzazione di impianti fotovoltaici da parte di agenti “travestiti” col marchio di noti operatori, alla promozione ingannevole di carburanti diesel venduti per “green” quando non lo erano, fino a 50 mila euro di multa inflitti a una società per aver vantato certificazioni inesistenti e sfruttato indebitamente il marchio del servizio istituito dall’Autorità di regolazione di settore (Arera). E adesso è caccia grossa ad accaparrarsi utenti e contatori di luce e gas. Ma cosa sta succedendo?

Il salto a piè pari nel mercato Sta succedendo che siamo a pochi mesi dalla svolta. A 22 anni dall’avvio del processo di liberalizzazione dell’energia, infatti, e a 14 dal suo completamento, ma con regime di tutela (ovvero con la possibilità di optare per la tariffa tutelata da Arera, che la rimodula ogni tre mesi tenendo conto dell’andamento del mercato), il 2023 dovrebbe essere l’anno decisivo per il salto nelle incognite e nelle opportunità del mercato libero. Un anno “caldissimo”, dunque, con una posta in palio molto alta, in cui vedremo spostarsi 18 milioni di utenti nell’elettrico (tra famiglie e piccole imprese) e 9,6 milioni nel gas (tra domestici e condomini) che ancora oggi usufruiscono del regime di tutela, verso la scelta di una compagnia privata. Sono circa 700 (erano 500 una decina di anni fa) e non si risparmiano colpi. Così nel far west energetico che si è creato, le truffe si moltiplicano e i filtri per evitarle, invocati da più parti, sono ancora pochi e inefficaci.

La data del salto a piè pari nel libero mercato – dopo vari slittamenti dovuti soprattutto ai dubbi sollevati dalle associazioni di consumatori – dovrebbe essere il 1° gennaio 2023. Intanto i rischi per i consumatori domestici sono aumentati, anche perché la data precedentemente fissata era quella del 1° gennaio 2022.

Quando la truffa è messa in luce In soli 7 mesi del 2020, Federconsumatori (che tra parentesi è contraria all’abolizione del mercato tutelato) ha ricevuto 22.120 segnalazioni per tentativi di truffa da parte di operatori telefonici per vendite di luce/gas in sostituzione di contratti in essere. Per “poca trasparenza” l’Antitrust, inoltre, aveva già avviato 13 procedimenti istruttori nei confronti di alcune società.

A volte il cavallo di Troia sono telefonate sospette con la scusa di un aumento delle tariffe o della scadenza del contratto, altre volte è una pubblicità gridata che promette sconti fortissimi e irrealistici. Basta fare quattro conti per accorgersene. Anche sommando le bollette elettriche con quelle del gas infatti (che comportano una spesa maggiore  “spalmata” nell’arco dell’anno), passare al libero mercato comporta un risparmio abbastanza contenuto in bolletta: si calcola che nel 2021 si andrà dai 132 euro annui per un single, ai 141 di una coppia, ai 217 di una famiglia (studio SOStariffe.it). E ciò al netto degli aumenti d’inizio anno, pari al 5%. Considerando la sola elettricità, invece, il risparmio medio scende a poco più di 50 euro, il che se in valore assoluto non è tanto, può diventare rilevante con l’aggiunta di  altri vantaggi e risparmi tangibili.

Ma torniamo adesso ai modelli di truffa e a come metterli in luce. Via sms potrebbero chiederci, con qualche scusa, una copia della bolletta o i nostri dati sensibili. Idem via chat, mentre per email arrivano generalmente messaggi incorniciati in home page fotocopia a quelle dei più famosi venditori (phishing), accompagnati sempre dalla medesima richiesta, e cioè di dati personali che non bisogna mai dare se non a fronte di precise garanzie di serietà.

Poi ci sono i comparatori online delle tariffe di luce e gas: possono essere sponsorizzati a nostra insaputa, quindi dare dati non obiettivi o poco precisi e affidabili. Il più autorevole è il comparatore di Arera, l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente, che fornisce un servizio gestito con Acquirente Unico (su www.acquirenteunico.it/attivita/portale-offerte). Arera continuerà a svolgere compiti di riferimento e sorveglianza con un’offerta Placet che fa da bussola per il mercato, e con la quale i consumatori potranno continuare a fare confronti. Si tratta di un’offerta che coniuga la libertà della tariffa alla chiarezza contrattuale, un punto questo a cui prestare molta attenzione perché nella poca chiarezza proliferano i malintenzionati.

Il “grabbing” dei contatori La parola grabbing significa “accaparramento” ed è spesso usata a indicare le terre dell’Africa comprate per pochi dollari. Il grabbing dei contatori sta a identificare un’ altra forma di accaparramento, ovvero la corsa, in un mercato selvaggio, ad acquisire il maggior numero possibile di contratti, per sottrarli ai competitor e fare “massa critica” o rivenderli. Di questo si occupano i falsi operatori: chiamano fingendosi addetti delle aziende fornitrici e proponendo tariffe ultra-convenienti, che è il primo segnale che dovrebbe insospettirci. Se ricevono però da noi il via libera, si fanno dare codice fiscale e codice identificativo della fornitura (Pod e Pdr, rispettivamente per l’energia elettrica e il gas) che sono sufficienti a creare contratti fantasma che ci arriveranno, un giorno, a casa da firmare. Ma possiamo sempre non farlo, o esercitare in seguito il diritto di recesso o sottoscrivere nel giro di un mese un contratto con altri che ci svincola.

In questo marasma, gli operatori seri si confrontano con i disonesti, mentre le opportunità di risparmio si confondono c0n i tentativi di frode. Che possono muoversi con le gambe dei comparatori attivi non soltanto online, ma anche fisicamente sul territorio. Cioè emissari di agenzie che fanno raffronti tra le varie offerte di mercato e che dovrebbero aiutare il cliente nella scelta migliore. Ma anche qui serve una buona dose di diffidenza perché in mezzo a chi lavora a termini di legge ci sono i broker dell’energia, cioè intermediatori senza scrupoli il cui interesse primario è strappare più contratti possibili per poi, dopo 6 mesi o un anno (non prima, per evitare lo storno delle loro provvigioni), spingere il cliente a cambiare ancora fornitore, incassando a destra e a manca. Va ribadito ancora una volta che il cliente domestico può, comunque, svincolarsi quando vuole, semplicemente sottoscrivendo un’altra proposta da un diverso operatore.

Da queste truffe porta a porta si differenziano le offerte degli incaricati commerciali delle compagnie: agenti che operano su appuntamento, riconoscibili da cartellini o altre forme di verifica dell’identà personale (via chat ad esempio) e, comunque, non autorizzati a chiedere o ricevere denaro.

Semplificazione e trasparenza In un quadro del genere, sarebbe importante avere un albo dei venditori, com’è successo ad esempio per il passaggio al digitale terrestre. Tanto gli operatori quanto le associazioni di consumatori lo chiedono da tempo. Altrettanto importante sarebbe una semplificazione graduale del mercato nella direzione, ad esempio, del Regno Unito, che ha scremato a 40 gli operatori. Ha abbracciato in pieno il mercato libero anche la Germania, i cui abitanti mostrano un alto grado di fedeltà ai distributori locali. Diverso il caso della Francia, dove l’energia rimane di fatto sotto il controllo dell’ex monopolista statale.

La semplificazione, tra l’altro, porterebbe vantaggi al sistema e ai clienti finali. L’eccessiva frammentazione – sottilineano gli esperti – non è libera concorrenza, ma un costo in più per il sistema. Sono appena una trentina, su un totale come detto di circa 700, i fornitori di energia con un portafoglio superiore ai 50 mila contatori. Tra questi, le due aziende del sistema Coop: Accendi Luce & Gas Coop (www.accendilucegas.it), che ha consulenti energetici sul territorio in cui operano Coop Alleanza 3.0, Coop Reno, Unicoop Tirreno e Mastercoop Puglia, ed EnerCasa Coop (www.enercasacoop.it) ed EnerImpresa Coop (www.enerimpresa.it) con esperti disponibili nel nord-ovest del Paese e in Sardegna. Entrambi offrono energia e stipulano contratti in tutta Italia con le garanzie di Coop, tra cui semplicità e trasparenza. Risparmiare sul mercato libero è possibile se si prende l’abitudine di controllare i dati in fattura, il che non è facile né intuitivo e richiede la collaborazione di un interlocutore serio e credibile. Altra regola d’oro è verificare tutti i costi in bolletta perché alcune voci sono identiche per tutti i fornitori. Nella scelta, infine, tra prezzo variabile o fisso, va tenuto conto che quest’ultimo appiana le oscillazioni del mercato sia in aumento sia in diminuzione dei prezzi.

Redazione

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