Preservativi.jpg“La sessualità fa parte della vita di ognuno ed ognuna di noi, è legata ai nostri rapporti affettivi, alle relazioni con le altre persone ed è una dimensione della nostra salute. Dunque dovrebbe essere naturale riuscire a parlarne, specie se in chiave di informazione e prevenzione. Invece siamo un paese ancora imbarazzato quando spuntano certi argomenti e l’uso del profilattico è tra questi. È una cosa davvero strana perché poi, in molti momenti della nostra vita i riferimenti al sesso, spesso basati su cliché e stereotipi davvero banali e volgari, sono frequentissimi”. A parlare è Alessandra Cerioli, presidente della Lila, la Lega italiana per la lotta all’Aids, una associazione da anni in prima linea per promuovere e tutelare il diritto alla salute, affermare principi e relazioni di solidarietà, lottare contro ogni forma di violazione dei diritti delle persone sieropositive o con Aids e delle comunità più colpite dall’infezione.

Ma ovviamente l’attività della Lila, che passa anche per decine di incontri nelle scuole, da numeri verdi e linee telefoniche cui si rivolgono ogni giorno tante persone, vuol dire parlare con la società nel suo insieme e non solo con chi è coinvolto direttamente da un problema di salute (anche per questo Lila definirà insieme a Coop incontri e attività legate ai nuovi profilattici a marchio Coop).

“Risultato di questa situazione – continua Cerioli – è che il livello di conoscenza, sull’Hiv e sui rischi che possono derivare anche dai nostri comportamenti sessuali, non è adeguato. A meno che, come fece qualcuno quando negli anni ’80 il problema dell’Aids scoppiò per la prima volta, si voglia teorizzare l’astinenza, dobbiamo prendere atto che dai nostri comportamenti derivano dei rischi che possono, però, essere drasticamente ridotti e quasi azzerati. Per questo servono conoscenza e rispetto di alcune regole molto semplici, tra le quali rientra l’uso del profilattico. Ma da alcune indagini risulta che l’Italia è uno dei paesi in cui il profilattico è meno usato tra i giovani e le giovani che arrivano al primo rapporto”.

Un altro concetto che per Cerioli è fondamentale chiarire, per superare visioni deformate figlie di anni ormai passati, “è che non esistono categorie a rischio, ma comportamenti a rischio: conoscere il nostro partner è importante ma certo non esaurisce i problemi. Da quel che vediamo tra chi si rivolge a noi, pensare, ad esempio, che le persone omosessuali siano più a rischio, nasconde una parte del problema. Nel senso che esistono persone bisessuali o, ancor meglio, molti uomini che fanno sesso con altri uomini senza sentirsi né definirsi omosessuali. Persone che non rientrano quindi nelle classificazioni ma che possono ugualmente avere comportamenti a rischio, così come possono avere comportamenti a rischio le persone eterosessuali. Faccio un altro esempio sull’importanza di una corretta informazione: oggi una persona sieropositiva all’Hiv, che si sottopone alle cure antiretrovirali, in uso ormai da anni, nel suo sangue ha il virus ridotto quasi a zero e questo fa sì che la possibilità di trasmetterlo si riduca sensibilmente, arrivando quasi a zero. Contrariamente a quanto molti possono pensare, le terapie hanno un effetto positivo per le persone che vivono con l’Hiv ma, al contempo, riducono la diffusione del virus proprio perché si è ridotta la sua quantità. Uno degli obiettivi largamente condiviso nella Comunità Scientifica è, quindi, quello di fare in modo che le persone facciano il test per verificare l’eventuale infezione e, nel caso, si sottopongano in tempi adeguati ad una terapia per tenere sotto controllo il virus.
Per questo i nostri interventi sono focalizzati anche sull’eliminare discriminazioni che non hanno senso di esistere e che inducono molte persone ad evitare di testarsi. Il paradosso è che oggi ci sono ancora 40 paesi al mondo dove una persona positiva all’Hiv non può entrare, nonostante la conoscenza e le cure abbiano fatto passi avanti enormi e i termini in cui va visto il problema Aids sia drasticamente cambiato rispetto agli anni ’80”.

“Tornando al discorso su come il nostro paese affronta questi temi – spiega ancora Alessandra Cerioli –, c’è un’altra cosa che è bene sottolineare. Se una ragazza esce la sera ed ha un profilattico nella borsa è facile che qualcuno la giudichi come una persona dai comportamenti eccessivamente promiscui, anziché vederla come una persona matura che pensa alla sicurezza e ad evitare rischi. Si oscilla quindi tra dare giudizi morali infondati e la vergogna o il timore che impediscono di andare a comprarsi una scatola di profilattici che, per altro, hanno prezzi non proprio accessibili, specie per le tasche delle persone più giovani.

Noi sappiamo che l’informazione è fondamentale, ma non basta. Conoscere serve a poco se poi non si decide di comportarsi seguendo quelle indicazioni”; e le semplici regole del sesso più sicuro (safer sex), ormai codificate in tutto il mondo, sono di usare il profilattico nei rapporti penetrativi e, nei rapporti orali, di usare il profilattico o comunque evitare il contatto tra la bocca e sperma o sangue mestruale.

Ovviamente queste regole del safe sex valgono prima di tutto nelle situazioni di rapporti occasionali e negli incontri di una notte (magari poi destinati a trasformarsi in una relazione stabile). Se poi la relazione diviene stabile, prima di rinunciare alle precauzioni si può fare il test Elisa per verificare se l’infezione da Hiv è presente. Queste regole valgono non solo in riferimento al rischio Aids ma, ovviamente, anche al complesso di infezioni e malattie sessualmente trasmesse di cui parliamo sempre in queste pagine.

Per saperne si può andare sul sito www.lila.it dove è possibile avere i riferimenti sui numeri della Help Line telefonica che fa riferimento alle sedi Lila in giro per l’Italia e alla LilaChat.

Ricordiamo infine che dal 23 novembre al 7 dicembre Lila lancerà una raccolta fondi per sostenere il progetto Donna con la numerazione solidale. Per donare, è sufficiente mandare un sms da telefono cellulare al numero 45508; oppure, da linea fissa, basta una semplice chiamata, sempre allo stesso numero. Da mobile la donazione è di 2 euro, da fisso 2 euro (con TeleTu, TWT) oppure di 2 o 5 euro (con Telecom Italia, Infostrada, Fastweb).

novembre 2014

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