Ogni 100 euro di consumi alimentari in Italia l’utile complessivo degli operatori presenti lungo tutta la filiera è pari ad appena 5,1 euro e di questi 5,1 euro solo l’11,8%, ovvero appena 60 centesimi, va a retribuire le catene della distribuzione. È quanto emerge dal rapporto “La creazione di valore lungo la filiera agroalimentare estesa in Italia“, curato da The European House Ambrosetti e di cui Coop è uno dei promotori assieme a Federdistribuzione, Conad e in collaborazione con Adm (Associazione Distribuzione Moderna).

Il rapporto analizza la ripartizione degli utili (5,1 euro) tra tutti gli attori presenti lungo la filiera agroalimentare (agricoltura, industria di trasformazione, intermediazione, distribuzione e ristorazione) ed evidenzia come, contrariamente a quanto spesso viene sostenuto, specie rispetto al rapporto con il mondo agricolo, la quota della distribuzione è poco più di un quarto di quella dell’industria di trasformazione che è pari a 2,2 euro (cioè il 43,1% dell’utile totale). Il 19,6% dell’utile viene poi intercettato dalle fasi di intermediazione (grossisti e intermediari in ambito agricolo, industria e commercio). Le restanti quote di utile vanno per il 17,7% all’agricoltura e per il 7,8% alla ristorazione.

Si tratta di dati che fanno riflettere anche in rapporto al fatto che la filiera agroalimentare estesa è il primo settore economico del Paese, generando un fatturato totale di 538,2 miliardi di euro (pari alla somma del Pil di Norvegia e Danimarca), con un valore aggiunto di 119,1 miliardi di euro (4,3 volte le filiere estese automotive e arredo e 3,8 volte la filiera dell’abbigliamento estesa) e sostiene 3,6 milioni di occupati (pari al 18% del totale degli occupati in Italia) , con 2,1 milioni di imprese.

«Questa analisi  pone in luce una situazione inequivocabile: la filiera agroalimentare in Italia produce poco utile per i suoi azionisti diretti e la ripartizione di questo utile è dominata dall’industria di trasformazione». Ad affermarlo in una dichiarazione congiunta sono Marco Pedroni, presidente di Coop Italia, assieme a Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione, Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad e Giorgio Santambrogio, presidente di Adm.

Secondo loro la posizione dominante dell’industria «ha segnato una crescita significativa negli ultimi 6 anni ed è accompagnata da un estremo livello di concentrazione, considerando che solo 57 grandi imprese industriali assorbono un utile complessivo superiore a quello dell’intera distribuzione».

Questi 57 imprese (di cui 31 multinazionali) sono leader di mercato con quote nei loro settori merceologici spesso superiori al 40% e catturano una fetta molto grande dell’utile di un’industria alimentare fatta da migliaia di piccole e medie imprese.

«Questo studio – prosegue la dichiarazione di Pedroni e delle altre associazioni della distribuzione – offre dunque chiarezza e accende la luce su una realtà spesso dominata da informazioni distorte che però rischiano di guidare scelte importanti che possono influenzare gli assetti competitivi e strategici e i pesi tra i diversi operatori».

La dichiarazione delle quattro associazioni propone poi un appello alle istituzioni ed al mondo politico: «La  filiera agroalimentare italiana è un patrimonio che dobbiamo coltivare e sviluppare, non solo per il valore che ha di per sé, ma anche per la sua capacità di attivare indotto e crescita dei territori. È necessario che le istituzioni favoriscano questa dinamica positiva, creando le condizioni per ridare slancio ai consumi e agli investimenti, ponendo in questo modo le basi per aumentare il valore complessivo creato nella filiera».

«Occorrono decisioni – prosegue la nota – che partano da un’analisi corretta e oggettiva della situazione e che favoriscano la collaborazione tra tutti gli stakeholders coinvolti, pubblici e privati, contribuendo così ad aumentare la capacità complessiva della filiera agroalimentare di produrre sviluppo per sé e per l’intera collettività , rendendola in questo modo ancor più protagonista della ripresa del Paese».

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