“Ciò che emerge dall’indagine “Adolescenza: ‘alimenti’ per crescere”,  realizzata in collaborazione con Coop, da Sima, rispetto al comportamento degli adolescenti, conferma un quadro noto, con alcune tendenze negative che si rafforzano a cominciare dal fatto che i momenti dedicati all’alimentazione si concentrano su pranzo e cena, e non si articolano sui 5 appuntamenti consigliati dai dietologi, per cui non solo si saltano le merende di metà mattina e metà pomeriggio, ma, specie le ragazze non fanno neppure colazione”.

Parole di Maurizio Tucci, presidente dell’Associazione “Laboratorio adolescenza” che ha seguito tutto il lavoro di indagine. “Problemi di organizzazione familiare e tempi di vita incidono anche su un altro aspetto – continua Tucci -, e cioè che aumenta la quota di chi mangia solo ciò che gli piace. Rispetto a 10 anni fa il gruppo di chi ha una alimentazione variata, si è ridotto in modo significativo. Specie nelle grandi città molti ragazzi magari pranzano da soli perché i genitori sono al lavoro o comunque hanno a disposizione poco tempo e dunque si scelgono le cose più semplici e facili. Dunque, quel ruolo di stimolo a variare la dieta che le famiglie svolgevano, sta riducendosi. E questo spiega anche perché il consumo di verdura, cereali o legumi è da noi più basso che in altri paesi. Ed è interessante notare che nella dieta delle famiglie di stranieri che vivono qui, la varietà alimentare è molto più alta. Questo per motivi di tradizione e di cultura, ma magari anche perché c’è qualcuno a casa che ha tempo di preparare i pasti”.

Altro tema delicato è quello delle diete cui si è già sottoposto (parliamo di ragazzi tra i 12 e i 14 anni) un 25,3% del campione, più un 12,9% che la dieta vorrebbe farla. E tra chi ha già fatto la scelta, il 34,1% ha deciso in autonomia o su indicazione dei genitori (25,6%) mentre solo il 31,8% ha consultato un medico. “Il dato sulle diete segna un lieve ma costante aumento negli anni – spiega ancora Tucci -. Il problema è che, come vediamo anche nel rapporto diretto con i ragazzi, si rischia che a sottoporsi a una dieta sia anche chi non ne ha bisogno o che chi si considera grasso, scelga semplicemente di saltare pasti. Ma così non va bene. Solitamente chi è davvero obeso ha un rapporto corretto con i medici, il problema riguarda chi invece si muove basandosi su percezioni personali, sul rapporto che ha con gli amici e la società. Qui il ruolo degli adulti è fondamentale, perché spesso l’ossessione della dieta è tra i genitori prima che tra i figli. Paradossalmente si può dire che mentre una volta il sogno di una figlia era di mettersi i vestiti della madre, oggi sono le mamme che sognano di mettersi i vestiti della figlia. Accettare il proprio corpo, non pensare di poter dilatare all’infinito la propria gioventù, sono cose cui prestare attenzione per aiutare i nostri figli a crescere bene. Perché i ragazzi fanno quello che vedono”.

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