Si coltiva, cresce, si sviluppa come una pianta, un progetto, una passione: quella per la terra e la buona tavola. Parliamo di FICO – il parco dedicato alla biodiversità ed alla cultura del cibo italiano, dal campo alla forchetta – che sta nascendo a Bologna. Qui, dal prossimo autunno, su una superficie di 80mila metri, sarà possibile immergersi in un “viaggio” attraverso un ettaro di campi e stalle dimostrative, 40 fabbriche per assistere alla produzione del meglio della nostra enogastronomia, 25 ristoranti per assaggiarla, botteghe per portare a casa sapori e profumi unici, 10 aule per la didattica e la formazione e 4 mila metri quadrati di padiglioni per eventi, iniziative culturali e didattiche.

Ma a che punto siamo coi lavori? Da aprile si sta smantellando il cemento, si piantano alberi e si trasforma il vecchio edificio del Caab, il mercato ortofrutticolo di Bologna dalla cui riconversione sta nascendo il Parco.  Alla guida del progetto ci sono il fondatore di Eataly, Oscar Farinetti, e Tiziana Primori, amministratore delegato di FICO Eataly World, la società di gestione costituita fra Coop e Eataly: “Già ora – spiega Primori –  ci sono 40 eccellenti aziende italiane, grandi e piccole, all’opera per realizzare le fabbriche di tutti i prodotti più celebri della cucina italiana ed ha preso il via la promozione del progetto in tutto il mondo”.

Visto che, di 6 milioni l’anno di visitatori attesi, 2 sono dall’estero, a novembre la Fabbrica è stata tra i protagonisti della Prima settimana della cucina italiana nel mondo, promossa dal ministero degli Affari esteri, con una presentazione a New York. Un successo, come quello riscosso nella presentazione di Dubai.

E sta crescendo anche l’anima culturale e didattica del parco, sottolinea Andrea Segré, presidente di Caab e della neonata Fondazione FICO per l’educazione alimentare ed alla sostenibilità. Un’istituzione che dovrà occuparsi di formazione, ricerca, promozione e didattica sul cibo sostenibile, anche a beneficio di 100 mila bambini e ragazzi delle scuole, che a FICO troveranno 5.000 attività educative ogni anno: “Vogliamo scommettere sulla possibilità di invertire la tendenza planetaria verso diete di scarsissima qualità nutrizionale e altissimo valore calorico – dice Segrè – E valorizzare, con la dieta mediterranea e il suo benefico portato per la salute, i modelli di produzione agricola e di consumo alimentare sostenibili dal punto di vista economico, ambientale, energetico e sociale”.

Una scommessa che passa dal piatto, fondamentale anche secondo l’Onu, visto che nei prossimi anni un essere umano su tre sarà afflitto dall’obesità, e dalle sue conseguenze sul piano della salute.

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