In queste settimane dall’atmosfera un po’ pesante, Geppi Cucciari entra nelle case degli italiani tutte le sere, con la sua nuova trasmissione “Che succ3de” (che va in onda sui Rai 3 verso le 20,20). Una striscia di neanche mezz’ora che, pur partendo dai temi di attualità, prova a parlare dell’Italia di oggi con un po’ di ironia e leggerezza. Per questo, proprio a Geppi, abbiamo chiesto un po’ come sta andando questa avventura e quali sono gli “occhiali” con cui prova a guardare all’Italia di oggi.

In una delle prime puntate, un milione di persone ha ascoltato “Che succ3de” proprio mentre Conte presentava uno dei suoi tanto discussi Dpcm. Merito vostro o demerito suo? Quel dato ha molto sorpreso anche me. Inizialmente ho pensato a un blocco contemporaneo di telecomandi. Poi mi è piaciuto sperare che cercassero un respiro di leggerezza, e che comunque avrebbero recuperato Giuseppi in un secondo momento. Conte è ovunque, la nostra trasmissione “che succ3de” no.

Come racconterebbe a un marziano il nostro premier, nonché “avvocato degli italiani”? “Mi tieni un attimo il posto?“. Non è tornato più nessuno.

Partendo dalle interviste che raccogliete ogni giorno, cos’è il paese reale? Esiste veramente o è una illusione che ognuno piega per adattarlo alle sue idee? Sentiamo ogni giorno le persone per strada, emergono lampi di lucida follia, alternati a chiari esempi di consapevolezza e fragili ingenuità. Esistono le persone, le storie delle persone, le vite delle persone che noi scandagliamo giorno per giorno. È un privilegio chiacchierare ogni giorno col nostro fantastico panel, 40 persone collegate da casa che rispondono alle domande più svariate, e le storie che andiamo a cercare noi, tra le pieghe della cronaca, quelle di gente più o meno comune che si nasconde dietro le notizie note a tutti. Se posso dire una cosa un po’ retorica: se gratti la patina di cinismo, gli italiani sono meglio di come pensiamo. Dovrebbero riconoscerselo. E riconoscersi tra uguali.

Rabbia, rassegnazione, furbizia, ironia: con che misura si incrociano queste qualità tra gli italiani di oggi? Siamo tutti tutto. È un momento delicato per tutti. Senz’altro chi teme per la propria sopravvivenza economica vive con un compagno di viaggio terribile, la paura. L’isolamento ha poi complicato tutto. Vivere senza abbracci non è sostenibile.

Lei anche in radio (dove è tra i conduttori di “Un giorno da pecora” su Radio 1) è abituata a confrontarsi quotidianamente con i politici. E ora, nel programma Tv, dedicate attenzione a “tradurre” il linguaggio della politica. I politici italiani parlano male? E quanto contano sulla distrazione degli italiani? I politici parlano come il resto degli italiani, alcuni dicono male cose giuste, altri dicono bene cose sbagliate. Ma cullare l’illusione che chi hai scelto per governare sia preparato e capace ancora più di te che lo hai votato, non credo sia così assurdo. Si chiamano eletti perché dovrebbero elevarsi.

Vista la scena internazionale si trova comunque molto di peggio rispetto alla roba nostrana. Non crede? Trump è stato un fulgido esempio delle cose da non fare, non so quanto questo consoli noi.

Se la sente di formulare un decalogo per aiutare gli italiani a sopravvivere meglio ai tempi della pandemia? Contare fino a dieci prima di parlare di cose che non si conoscono. È il decalogo più saggio, temo.

In questi tempi complicati le donne possono farcela meglio degli uomini? In questi tempi complicati in cui sulle donne è gravato in media un po’ più che sugli uomini il peso delle conseguenze pragmatiche della pandemia, dai figli a casa, al lavoro a distanza alla gestione di tutto ciò che ne deriva, mi piace pensare che le donne siano preziose più che mai, che da loro riparta questa nuova normalità cui tutti noi dobbiamo tendere. E normalità fa rima con parità.

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