Che valutazione date come associazione di consumatori dell’impianto della nuova legge contro l’obsolescenza programmata? Giudichiamo positivamente – risponde Emilio Viafora, presidente nazionale di Federconsumatori – il testo che abbiamo contribuito a modificare, pur avendo sollevato alcuni punti. Il primo è che siccome molte aziende si trincerano dietro il fatto che nuovi sistemi operativi possono determinare forme di obsolescenza non prevista, noi chiediamo che la durata di un prodotto venga dichiarata già in etichetta. Sarebbe un elemento di trasparenza e di regolazione del mercato, utile sia al consumatore, al quale consentirebbe una comparazione reale tra i beni (un’offerta infatti può sembrare conveniente, ma se il “fine vita” è posto a 3 anni o a 5 anni cambia parecchio la mia valutazione di quel bene), e utile anche a chi commercializza, perché le responsabilità si sposterebbero com’è giusto che sia sui produttori e non sui distributori. Un altro punto da migliorare riguarda i tempi di conservazione dei pezzi di ricambio che vorremmo fossero più modulati. Più in generale chiediamo di accelerare i tempi di approvazione della legge, anche alla luce degli impegni presi dal governo per favorire un rilancio dell’economia e delle politiche industriali del paese.

Non c’è il rischio, come pensano alcuni, di ingessare l’economia, allungando la vita e riducendo la circolazione dei beni? Immaginare un’economia a crescita illimitata non ha davvero più senso, a fronte dell’aumento della popolazione del pianeta e dell’impoverimento delle risorse disponibili. L’obiettivo che dobbiamo avere tutti è una riconversione green dell’economia e un cambio di paradigma nei modelli di sviluppo. Se questo  è l’obiettivo, la crescita non può che essere ecosostenibile e le leggi devono indirizzarla combattendo la cultura dello spreco.

L’obsolescenza programmata non è facile da appurare, e poi c’è la rivoluzione digitale… In realtà i produttori conoscono bene la durata di un bene. Sanno, ad esempio, quanto durerà una batteria elettronica, come si comporterà nel tempo una scheda madre, il perché la lavatrice di mia madre ha resistito 20 anni e oggi solo 6. E allora se lo sanno, tanto vale che lo dichiarino in etichetta come succederà presto in Francia: è un problema, come dicevo, di trasparenza. Alla seconda osservazione rispondo che i nuovi dispositivi devono essere in grado di conformarsi agli ecosistemi digitali e di arricchirli, altrimenti arriviamo all’assurdo che basta un aggiornamento al programma operativo per cambiare uno smartphone. Del resto le diverse politiche commerciali, più o meno aperte, di giganti come Apple o Google dimostrano che è possibile scegliere di seguire la strada maestra, anche nell’innovazione.

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