Cento milioni di tonnellate – un terzo del totale dei rifiuti plastici prodotti – finiscono ogni anno in natura, contaminando persino i luoghi più remoti e profondi del pianeta come la Fossa delle Marianne nell’Oceano Pacifico. Almeno 700 sono le specie animali vittime della plastica in mare. Di questo passo nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesce.

Il problema non è legato al materiale in sé – sostiene il Wwf, che ha lanciato la petizione globale #StopPlasticPollution per chiedere ai governi di tutto il mondo di firmare un nuovo trattato globale, vincolante per tutti i paesi, contro l’inquinamento da plastica – ma al modo in cui la usiamo e gestiamo: oggi è più economico scaricarla in natura piuttosto che gestirla in modo efficace.

Secondo il nuovo report di Wwf Italia sulla plastica nel Mediterraneo, pubblicato in giugno alla vigilia della Giornata Mondiale degli Oceani e consultabile per intero su www.wwf.it, ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo: è come se 33.800 bottigliette venissero gettate in mare ogni minuto.

Un inquinamento che sta continuando a crescere al punto che si prevede che entro il 2050 quadruplichi. Il 75% di tutta la produzione mondiale è già diventata un rifiuto e l’Italia è tra i paesi che contribuiscono maggiormente al triste risultato. Ogni 5 giorni un italiano produce in media 1 chilo di rifiuti di plastica.

A Eva Alessi, responsabile Consumi sostenibili di Wwf Italia, chiediamo perché il nostro paese, nonostante sia tra i leader per la raccolta e il trattamento dei rifiuti, risulti così indietro in questo settore.  Siamo il maggiore produttore di manufatti in plastica dell’area mediterranea e il secondo più grande produttore di rifiuti. Generiamo quasi 4 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno, di cui oltre l’80% proviene dall’industria degli imballaggi. L’Italia ha la più grande industria di riciclo di plastica dell’area mediterranea, ricicliamo però soltanto i rifiuti di imballaggio in plastica.

Nel 2017, sono stati raccolti 2,2 milioni di tonnellate di imballaggi plastici, di cui il 44% (1 milione di tonnellate) avviato al riciclo. Il 13% del totale dei rifiuti plastici non viene raccolto a causa di problematiche gestionali e carenze nelle infrastrutture in alcune regioni e zone critiche, portando così alla dispersione in natura di 0,45 milioni di tonnellate di plastica, mentre il 60% dei rifiuti plastici viene ancora avviato all’incenerimento o conferito in discarica.

Ciononostante nel Mediterraneo siamo leader nel riciclo di plastica, con 1 milione di tonnellate di rifiuti di imballaggi riciclati ogni anno. E l’Italia ha già attuato politiche innovative per la riduzione dell’uso di plastica e per il miglioramento della gestione dei rifiuti, tra cui un sistema a 4 linee di separazione dei rifiuti, la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici e l’erogazione di incentivi ai produttori per incoraggiare l’innovazione a monte.

Quali sono allora secondo il Wwf le priorità per il nostro paese? Le priorità in sintesi riguardano l’introduzione di nuovi divieti per oggetti in plastica, superando anche quanto previsto dalla direttiva della Ue sul monouso, il sostegno ai Comuni per l’eliminazione di eventuali carenze nella gestione o dispersione dei rifiuti, l’incremento del tasso di riciclo con obiettivi più ambiziosi di quelli prefissati e l’ampliamento del mercato delle materie secondarie.

Che effetti produce la plastica sulla stagione balneare e che impatto ha sul turismo?  L’Italia viene visitata ogni anno da oltre 50 milioni di turisti stranieri (di cui 28 milioni solo sulle località costiere), col 60% del turismo tra giugno e agosto. Il turismo interno accresce ulteriormente queste cifre che sono già molto elevate. Nei mesi di picco, i turisti aumentano la popolazione locale di un terzo e, in certi resort costieri, si arriva a 4 o 5 volte la popolazione locale. Ad agosto e settembre l’afflusso di persone fa crescere il totale dei rifiuti generati ogni mese del 31%, fino a 17 mila tonnellate di rifiuti in più.Tale aumento finisce per sovraccaricare le capacità gestionali dei Comuni, comportando la non raccolta dei rifiuti, il ricorso a discariche abusive, la dispersione in natura con danni per la salute e l’ambiente.

Se da un lato il turismo è la causa del surplus di rifiuti, è altresì vero che l’inquinamento da plastica può compromettere l’afflusso turistico stesso nonché lo sviluppo del mercato immobiliare alberghiero, soprattutto nelle zone marittime, oltre a determinare costi aggiuntivi di pulizia delle aree costiere e delle spiagge affinché esse mantengano l’atrattività. Questi costi possono ammontare a oltre 16 milioni di euro l’anno. Insomma, una gestione inadeguata del problema produce danni all’ambiente ma anche all’economia.

Redazione

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