Un italiano su cento ha la protezione del Registro delle Opposizioni. Ma quanto è realmente efficace? Lo chiediamo a Roberto Tascini, presidente nazionale Adoc.
Pochissimo e non solo perché dal Registro sono esclusi i cellulari sui quali si concentra oggi il fuoco di fila delle telefonate. Esistono infatti le cosiddette “liste consensate” che vanificano anche quel poco di protezione che dovremmo avere sulle linee fisse. Sono liste che raccolgono i consensi che diamo volontariamente o distrattamante quando, facendo una qualunque tessera di fidelizzazione, in palestra o presso un’associazione, o stipuliamo un contratto con un’azienda, barriamo una casellina sui moduli della privacy. In genere è l’ultima, è quella in cui ci dichiariamo disponibili a fornire i nostri dati personali a soggetti terzi. Bisogna stare molto attenti a non sottovalutare gli effetti di quella crocetta.

E non c’è nessun modo per rivedere il proprio consenso? Non sarebbe anche questo un diritto dei consumatori?
Prima di rispondere va premesso che su come cambiare le regole c’è una sostanziale convergenza tra le associazioni di consumatori, e lo stesso garante della Privacy spinge per rimodellare il sistema. Rimodellare, non capovolgere: francamente sembra utopistico ritornare al modello opt-in, quello precedente all’attuale opt-out, in cui il cittadino si iscriveva agli elenchi se acconsentiva a ricevere le chiamate, mentre oggi lo fa per negare il consenso. Detto questo noi, come Adoc, in più chiediamo proprio questo, che cioè ci si possa riappropriare dei propri dati personali in un Registro che abbiamo chiamato ‘dei consensi’, non delle Opposizioni: un portale di facile accessibilità, incardinato presso il garante della Privacy, dove ciascuno possa verificare cronologicamente quanti e quali consensi ha rilasciato, per modificarli, revocarli o confermarli.

Ci aiuta a capire la differenza tra telemarketing e teleselling?
È importante questa distinzione. Il telemarketing ha una elevata valenza economica e coinvolge un numero rilevante di aziende e di lavoratori: attraverso correttivi va ricondotto in un alveo fisiologico, oggi è a livelli patologici. Più severi dobbiamo essere con il teleselling, che è quando la telefonata non mira a far conoscere una campagna commerciale ma alla stipula di un contratto. Qui i call center più spregiudicati possono arrivare ad acquisire, specie dai soggetti più vulnerabili, consensi inconsapevoli dai quali, pur essendoci il diritto di ripensamento a tutela del consumatore, è sempre complicato recedere. Per non parlare delle vere e proprie truffe, fortunatamente casi circoscritti, nei quali si assiste a una manipolazione della registrazione della telefonata.

Tutti vogliono una nuove legge. Quando vedrà la luce dopo anni di attesa?
Difficile oggi prevederlo. Le commissioni parlamentari ci hanno chiesto di rinviare le nostre proposte: sembrerebbero determinate a chiudere. Ma come lei sa, i tempi possono essere accelerati o allungati in base agli interessi in campo, e in più ora c’è la spada di Damocle delle elezioni.

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