Unione_cooperazione.jpg“Pur con andamenti differenziati al suo interno, e quindi anche con segni meno in alcuni casi, resta però un dato di fondo e cioè che la cooperazione italiana ha aumentato il numero di occupati in questi anni di crisi. Una crisi lunga, da cui il paese fatica ancora a uscire e la cui pesantezza e  conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, con orgoglio mi sento di dire che siamo stati un fattore di tenuta e coesione sociale delle comunità in cui siamo presenti, anche perché questo aumento dell’occupazione cooperativa si accompagna a un calo della redditività delle imprese. Cioè si è difeso il lavoro anche a costo di ridurre gli utili. Questo è il senso di fondo del fare cooperazione ”.

Comincia da qui la chiacchierata con Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop, realtà che raggruppa circa 12 mila imprese, con 9 milioni di soci, 500 mila dipendenti e 78 miliardi di fatturato. Una realtà che ha avviato il percorso volto a costruire un destino comune con Confcooperative e Agci per dar vita a quella che sarà l’Alleanza delle cooperative italiane. Ma prima di arrivare a parlare di questo obiettivo in avvicinamento, a Lusetti chiediamo ancora di un presente comunque complicato.

Preso atto dei dati positivi sull’occupazione che ci ha illustrato resta il fatto che in questi ultimi mesi diverse cooperative si sono trovate coinvolte in indagini e vicende giudiziarie, anche clamorose, pensiamo a Mafia capitale, che hanno dato un duro colpo alla reputazione di tutto il movimento. Come avete reagito?
Due anni fa abbiamo dovuto affrontare una sfilza di situazioni drammatiche che ci hanno colpito duramente, anche perché i reati contestati in alcuni casi erano odiosi e pesantemente diffamanti per un movimento come il nostro, per i valori a cui si ispira. Per questo abbiamo cercato di costruire una reazione immediata, determinata, a tolleranza zero. Intanto in accordo con le assemblee dei soci in molte situazioni si sono azzerati i vertici e si è andati a un ricambio totale degli organismi dirigenti delle cooperative, sostituendo o espellendo le persone coinvolte. In alcuni casi, come nel processo Mafia capitale, ci siamo costituiti parte civile, cioè come parte lesa da certi comportamenti. In alcune situazioni abbiamo avviato azioni contro gli amministratori per il danno arrecato alla cooperative. Cioè abbiamo alzato il più possibile l’asticella del contrasto a determinati comportamenti, partendo dal ribadire che non ci può essere una doppia morale…

A volte però le cooperative si trovano ad agire in un contesto e dentro a logiche di mercato che sono feroci, dove la competizione è senza esclusione di colpi…
Capisco, ma noi dobbiamo ricordare sempre che il nostro obiettivo non è omologarci, ma cambiare le regole del mercato. Non possiamo accettare violazione delle regole e non possiamo fare sconti su questo. Abbiamo tutto da perderci. E in più chi ha accettato certe logiche ha prodotto un danno enorme alla sua cooperativa, rischiando di farla fallire e sparire per sempre. No, certe scelte sono sbagliate e non appartengono al nostro orizzonte. Per questo abbiamo anche attivato altre azioni sul piano della prevenzione, dei controlli e della rigorosa applicazione delle normative. Abbiamo firmato protocolli di legalità, da ultimo quello con tre ministeri contro il lavoro nero e il caporalato in agricoltura (che si lega alla campagna “Buoni e giusti” di Coop ndr). In più abbiamo raccolto decine di migliaia di firme per sostenere la proposta di legge contro le false cooperative. Dunque abbiamo messo in campo una precisa e coerente strategia per la legalità. E vediamo che, nell’opinione pubblica e tra i milioni di nostri soci comincia a esserci un riconoscimento di questo sforzo.

Per uscire dalla crisi, come dovrà cambiare la cooperazione?
C’è un percorso più interno che riguarda la capacità di riposizionarsi sul mercato e di agire anche sulle dimensioni aziendali. La fusione da cui è nata Coop Alleanza 3.0 è un segno molto forte in questo senso. Mettere insieme 2,7 milioni di soci significa lanciare una sfida per dare risposte a questi soci non più solo sul piano, che resta importantissimo, del cibo e dei prodotti di consumo più tradizionali, ma all’insieme dei bisogni che una famiglia esprime, dalla salute ai farmaci, dalla benzina alla fornitura di energia e gas. Rompere monopoli, garantire convenienza, essere trasparenti e rafforzare il legame con i soci: è questa la sfida che la cooperazione di consumatori nel suo insieme deve saper cogliere. Stesso discorso di riorganizzazione vale anche in altri settori, da quello agricolo, dove dobbiamo avere dimensioni d’impresa in grado di valorizzare le filiere nazionali ed essere capaci di guardare allo sbocco sui mercati esteri, al mondo delle cooperative di servizio e di costruzioni. La crisi drammatica del mercato delle costruzioni sta spingendo verso un’integrazione tra i due settori. Molti appalti prevedono già ora, insieme, la realizzazione di strutture e impianti e la loro gestione. Stiamo costruendo risposte, di fronte a un cambiamento già in corso”.

In che misura la cooperazione, anche in forme nuove, è uno strumento per uscire dalla crisi e guardare al futuro?
In questi anni sono nati decine di nuovi mestieri, la sfida dell’economia condivisa, legata anche alle innovazioni tecnologiche, offre grandi opportunità alla cooperazione. Noi vogliamo aiutare, e già ce ne sono tante, la nascita di star up in forma cooperativa. Cioè portare la cultura e il modo di essere della cooperazione in campi nuovi, per produrre nuova occupazione e autoimprenditorialità. Anche per contrastare i rischi che la gestione delle nuove tecnologie, in una logica esclusivamente improntata alla riduzione dei costi e alla ricerca del profitto, propone. Ed è una sfida cui non possiamo sottrarci, la cooperazione è fatta di persone. Anche per questo stiamo lavorando sul piano dei rapporti con l’università. Abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con l’associazione che rappresenta le fondazioni universitarie italiane. Vogliamo promuovere la presenza dello studio dell’economia cooperativa nei diversi corsi e facoltà. Vogliamo cioè aumentare la capacità di attrarre talenti e competenze per costruire i cooperatori del futuro.

Abbiamo tenuto per ultimo il progetto forse più importante e cioè la nascita dell’Alleanza delle cooperative italiane, assieme a Confcooperative e Agci. Cosa c’è in questo traguardo?
La cooperazione in Italia rappresenta 12 milioni di soci e vale l’8% del Pil. Noi vogliamo raccontare la nostra visione della società e le ambizioni del nostro mondo per aiutare il paese a cambiare e crescere. E dobbiamo farlo in un contesto duro e difficile, in un mercato che non cresce, dove la lotta per la sopravvivenza delle imprese è aspra. Per questo abbiamo bisogno di uno scatto sul piano della rappresentanza. Abbiamo grandi imprese, il nostro peso è rilevante in diversi settori economici, ma sul piano della rappresentanza politica rischiamo di apparire come dei nani. Se vogliamo giocare in serie A dobbiamo rafforzarci, dando vita ad un’unica struttura che superi i vecchi schemi del passato. E di ciò abbiamo bisogno a maggior ragione oggi, avendo ribadito e rimarcato la nostra autonomia dalla politica. Dobbiamo rappresentare noi le nostre idee e le nostre proposte. Siamo un soggetto che vuol contribuire a cambiare il paese, convinti che la cooperazione sia una risorsa strategica fondamentale. Noi non portiamo le imprese all’estero, paghiamo le nostre tasse qui, difendiamo il made in Italy e la nostra prima preoccupazione è dare risposte ai bisogni delle famiglie.

Ma operativamente che scadenze e che tempi ci sono per veder nascere definitivamente l’Alleanza delle cooperative italiane, come struttura unica?
Con sincerità dobbiamo dire che il processo di unificazione, per vari motivi, ha subito qualche battuta d’arresto. Ma credo ora siamo pronti a ripartire con la necessaria determinazione. In questo mese di luglio terremo un’assemblea nazionale da cui scaturiranno diversi cantieri per definire l’organizzazione della nuova struttura e arrivare a una vera e propria assemblea costituente entro fine anno. Così nel corso del 2017 inizieremo via via a mettere in comune tutto quel che sarà possibile, con l’ambizione di completare il percorso entro la fine del prossimo anno. Abbiamo bisogno di coraggio e generosità da parte di tutti i soggetti coinvolti: è un passaggio fondamentale per il futuro della cooperazione nel nostro paese.

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