Sharing_economy_3.jpgAnche se il nostro Paese non brilla per numero di start up attive nell’economia collaborativa, gli italiani sono in Europa quelli che cercano di più servizi in condivisione insieme a spagnoli, inglesi e olandesi. Ma sono soprattutto Francia e Inghilterra, seguite da Germania, Olanda e Spagna a mettere in campo il maggior numero d’imprese in questo settore.

È il risultato di due distinte ricerche condotte nel nostro Paese, e a livello europeo, a dare la cifra dell’impegno sul fronte dell’economia partecipata.

Nella prima, in particolare, – condotta nel 2016 da Tns Italia, su un campione rappresentativo di circa mille persone – emerge come 7 intervistati su 10 fossero a conoscenza dei servizi in condivisione, mentre il 25 per cento ne aveva fatto uso.   

È interessante anche capire perché si fa ricorso all’economia collaborativa: nel 40 per cento dei casi, perché si risparmia. Un intervistato su tre è spinto dal desiderio di un’esperienza innovativa e interessante, un altro 33 per cento per dare una risposta al consumismo. I servizi più usati? Mobilità, seguiti dal baratto e dalla condivisione degli alloggi. Permane il gap con la vitalità e la dimensione media delle nostre aziende. In Italia, secondo uno studio di collaboriamo.org e dell’università Cattolica le start up nel 2015 erano 186 (il 34,7 per cento in più rispetto al 2014). Tra i settori più interessati, il crowdfunding, cioè il micro finanziamento dal basso per sostenere i progetti di persone e imprese, e il finanziamento tra privati, con 69 piattaforme, i trasporti con 22, i servizi di scambio di beni di consumo con 18 e il turismo con 17.

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