Per chi vuole saperne di più sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori nelle filiere agricole, specie nelle regioni de sud, consigliamo la lettura del dossier 2016 #FilieraSporca (www.filierasporca.org), promosso dall’associazione ambientalista “Terra!Onlus”, dall’associazione antimafia “DaSud”, dal sito “Terrelibere” che produce inchieste su diversi temi tra cui mafie e diseguaglianze e con il sostegno della fondazione Open Society. Si tratta di una lettura che fornisce un quadro assai accurato della drammaticità e della complessità di un fenomeno che per essere combattuto ha appunto bisogno di coinvolgimento e di una responsabilizzazione di tutti i soggetti presenti nelle diverse filiere, dal reclutamento di chi lavora nei campi alla fase di vendita nei negozi e nei supermercati, oltre che ovviamente delle istituzioni pubbliche e dei soggetti preposti ai controlli e alla repressione delle illegalità.

Per questo chi ha costruito il rapporto ha cercato di coinvolgere e raccogliere informazioni anche tra le catene della grande distribuzione. E da questo punto di vista il rapporto riconosce a Coop una disponibilità e un impegno che non ha riscontro in altri operatori del settore. A pagina 8 si legge infatti che “volendo fare una classifica della trasparenza, sono pochi a uscirne indenni. Mentre Coop risponde alle nostre sollecitazioni, altre aziende rifiutano di rispondere, lasciando irrisolto il dubbio sulle loro responsabilità”. La cosa emerge chiaramente nella tabella di pagina 15 che mette assieme la percentuale di risposte ottenuti sui diversi aspetti da tutti le catene e le imprese interpellate (Coop è al 90%, due imprese sono al 60%, una al 50%, una al 10% e 10 imprese a zero). Coop (pagina 21) è l’unica ad aver fornito la lista dei 12 fornitori di prodotto a marchio e di 7 fornitori non a marchio, indicando anche un numero di 150 subfornitori, spiegando anche come a tutti venga chiesta la sottoscrizione di codici di comportamento, cui si aggiungono controlli e ispezioni. Controlli che sono stati rafforzati negli ultimi mesi con la campagna “Buoni e giusti” che Coop ha promosso. Coop ha dichiarato di aver espulso dal proprio circuito 7 aziende a seguito di questi controlli.

In più, sul tema di costruire un’etichetta narrante, che consenta ai consumatori di avere informazioni trasparenti su tutti i passaggi del prodotto (e ritenuta dai promotori di #FilieraSporca un tema fondamentale), Coop ha spiegato che “da anni i nomi dei nostri produttori sono indicati volontariamente su tutti i prodotti a marchio. Tramite la rintracciabilità dei singoli lotti produttivi, siamo in grado di risalire in maniera puntuale lungo tutta la filiera”.

Il dossier analizza ovviamente tanti altri aspetti (tra cui quello legislativo) confermando come la sfida per contrastare questi fenomeni di sfruttamento sia ancora lunga e impegnativa.

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