Famiglia_spesa.jpgQuando fu nominato presidente di Coop Italia, il sistema Coop aveva un fatturato complessivo che era di 3 miliardi di euro rispetto ai 13 attuali e con 2 milioni di soci rispetto agli 8 di oggi. Dunque è chiaro nei 25 anni sotto la sua guida tante cose siano cambiate, profondi sono stati i mutamenti così come alta è stata la capacità di essere in sintonia con la società italiana e con milioni di famiglie.
Nell’assemblea di bilancio di fine giugno, Vincenzo Tassinari ha lasciato la guida di Coop Italia (al suo posto è andato Marco Pedroni), il consorzio di marketing e acquisti al servizio delle cooperative di consumo italiane, uno dei cuori della prima catena della grande distribuzione italiana, il luogo dove, tra le altre cose, si progettano i prodotti a marchio Coop, che da soli valgono 3 miliardi di fatturato, essendo di fatto tra le prime cinque industrie alimentari del paese.
“Sono arrivato qui a 39 anni in una fase in cui c’era forse più coraggio e fiducia nell’investire sui giovani. Cosa che occorrerebbe invece rimettere al primo posto in questo paese e anche nella cooperazione”.

Ma come è cambiato il sistema Coop da allora e quale è stato il ruolo di Coop Italia?
Per indicare un elemento simbolico, sono arrivato qui nell’anno in cui Coop aprì il primo Ipermercato: oggi ne abbiamo 105. Sono stati anni di espansione economica, di “abbondanza”, ai quali Coop si presentava dopo un impegnativo processo di unificazioni che dalle 3.000 piccole cooperative esistenti un tempo, era arrivato alle 9 grandi cooperative che oggi sono l’ossatura del sistema. Se devo indicare un filo rosso nel lavoro che abbiamo fatto qui in Coop Italia è quello di essere riusciti ad aiutare la crescita del mondo Coop tenendo insieme due anime distinte, che allora erano spesso conflittuali, quella commerciale e quella consumerista, in un’unica anima: cioè la capacità di offrire prodotti convenienti, promuovendo nel contempo valori per dare più garanzie ai consumatori e renderli più consapevoli. Sono nate così tante iniziative, come quella contro l’inquinamento del mare a causa del fosforo nei detersivi, contro la presenza di estrogeni nelle carni, sino ad arrivare a iniziative più recenti per favorire il consumo dell’acqua di rubinetto o per difendere le foreste.

In questi anni la tutela del potere d’acquisto è sempre stata una priorità…
Certo. Le serie storiche di dati dimostrano come abbiamo avuto sempre indici di inflazione più bassi rispetto ai dati Istat e ai nostri concorrenti. Essere la prima catena della grande distribuzione in Italia ha voluto dire fare l’interesse dei consumatori, costruire rapporti con le industrie a cominciare da quelle nazionali e puntare sempre a tenere insieme i valori della cooperazione con la tutela del potere d’acquisto delle famiglie, che più che mai in questa fase di crisi, va difeso.

Forse il simbolo più importante in questo senso è la straordinaria crescita negli anni dei prodotti a marchio Coop?
Esatto, il prodotto a marchio è la sintesi di questa filosofia. Oggi vendiamo circa 3 miliardi di euro di prodotti Coop e la gente ci apprezza perché non mettiamo solo una etichetta, ma progettiamo le cose rispettando l’ambiente e gli standard di salubrità ed eticità, a prezzi mediamente più bassi del 30% rispetto alle marche industriali. Oggi il prodotto Coop vale il 30% di tutte le marche commerciali del paese.

Un altro dei tratti distintivi è il rapporto coi produttori italiani che è sempre stato una priorità…
L’elenco delle decine di migliaia di aziende italiane, specie della filiera agro-alimentare, che sono nostri fornitori, parla da solo: il 90% dei produttori del marchio Coop sono italiani. Quel che voglio sottolineare è che i valori si costruiscono specie con chi condivide con te risultati di oggi e prospettive di domani. Noi abbiamo collaborato, costruito partnership e, negli ultimi anni, avviato esperienze di co-imprenditorialità con aziende e produttori italiani. Parlare di sistema paese per noi non è solo una enunciazione, ma una pratica coerente e quotidiana. Quando abbiamo scelto di avere prodotti senza Ogm, abbiamo lavorato e portato a casa il risultato partendo da un rapporto di condivisione dell’obiettivo con  l’agricoltura italiana nel suo insieme. Qui consentimi di ricordare il nostro amatissimo Roberto Fiammenghi, dirigente di Coop Italia che è venuto a mancare poche settimane fa e che per anni si è impegnato, generosamente e tenacemente, su questi temi.

Più in generale la distribuzione moderna di cui Coop è leader che ruolo ha avuto e ha oggi in Italia?
Il presidente francese Mitterrand diceva che la grande distribuzione era la portaerei dell’economia nazionale e non a caso sono cresciuti colossi come Carrefour, Auchan e Leclerc. In Italia proprio non si può dire lo stesso, anzi spesso la distribuzione modena è stata osteggiata, considerata non strategica, invece sviluppa 130 miliardi di euro con 450 mila dipendenti. In un recente convegno ho chiesto al nuovo ministro dello sviluppo,  Zanonato, di valorizzare la distribuzione moderna. Vedremo. Noi ci siamo battuti perché alla distribuzione  moderna e a Coop venisse riconosciuto un ruolo strategico per l’economia nazionale. Ma soprattutto abbiamo cercato di dimostrare nei fatti che la nostra presenza poteva far bene all’economie e alle tasche dei consumatori, modernizzando il sistema paese.

Qualche esempio?
È molto semplice, basta guardare a tutto il tema delle liberalizzazioni. Dove ci sono stati spazi per allargare l’offerta e proporre ai cittadini convenienza, come Coop lo abbiamo fatto, dimostrando che i risultati si possono ottenere. Penso ai farmaci, una liberalizzazione ancora troppo parziale, dove ogni anno garantiamo alle famiglie 25 milioni di euro di risparmio. Penso alla telefonia, dove pur battendoci contro colossi dalle risorse infinite, abbiamo raggiunto il milione e 100 mila utenze. Ora stiamo entrando nel campo dei carburanti, ad oggi abbiamo 8 stazioni Coop e altre sono in arrivo, nonostante le normative siano ancora molto limitative.

Uno dei simboli della rete distributiva moderna, e cioè l’ipermercato, sta vivendo una fase difficile. Che futuro può avere?
Noi, come Coop, abbiamo investito molto sugli iper, ne abbiamo 105 e ci lavorano 22 mila persone. È indubbio che la crisi economica qui incide in maniera più forte rispeto alle strutture dove ci sono solo prodotti alimentari. Il modello di iper va dunque aggiornato, ma certo non abbandonato. Va reso più coerente con un consumatore che, dopo questa fase di crisi segnata dalla scarsità, comunque sarà un consumatore più sobrio, attento ed esigente. E Coop su questo ha tante cose da dire e da fare. 

Ogni tanto la dimensione solo italiana di Coop è indicata come un limite. È così?
È una critica che spesso mi sono sentito rivolgere. Ma prima di tutto bisognerebbe rivolgerla a grandi imprenditori che erano nella distribuzione moderna, come gli Agnelli ex proprietari di Rinascente, a Benetton-Del Vecchio ex proprietari di Gs e allo stesso Berlusconi ex proprietario di Standa, che hanno tutti venduto le loro imprese distributive agli stranieri. Detto questo, anche stando qui in Italia cose da fare ce ne sono ancora tante, a cominciare da quella di garantire una nostra presenza nel sud, in Puglia, in Sicilia e, anche in Campania, dove c’è una situazione complessa cui si sta lavorando per dare una soluzione positiva. Sull’estero, mi limito a dire che con le altre cooperative europee abbiamo iniziato a lavorare a un progetto per portare le produzioni italiane nella rete di 30 mila supermercati cooperativi d’Europa. Usando la citazione di Mitterrand, l’idea è di essere una portaerei virtuale delle nostre produzioni.

L’Italia sta vivendo anni di difficile crisi. Quali sono le priorità su cui Coop deve lavorare pensando al futuro? 
Coop non deve abbandonare la sua storia e la sua identità. La crisi del capitalismo finanziario, con le distorsioni che abbiamo visto e pagato in questi anni, ci dice che c’è bisogno di soggetti che, come Coop, sappiano proporre una economia solidale e rispettosa delle persone. Detto questo dobbiamo essere capaci di continuare a farci scegliere dai consumatori; sarà sempre più una sfida competitiva tra “marche insegna” e noi dovremo avere un’offerta distintiva che vada incontro, meglio degli altri, alle esigenze di consumatori, soprattutto i giovani. Poi c’è sicuramente un tema di recupero dell’efficienza e di cogliere appieno alcune sfide legate all’innovazione. Penso a tutta la dimensione del web.. Non a caso, da ottobre partiremo con un sistema di vendite on-line dedicato a tutti i prodotti non alimentari. Un’altra sfida che abbiamo colto è quella dell’Expo 2015 per il quale costruiremo un prototipo di supermercato del futuro, con una nuova modalità di relazione tra i consumatori e i prodotti.

E su Coop Italia?
Da quando è nata nel 1947 ad oggi la struttura consortile è vocata a trovare le migliori sintesi tra le proprie associate. Differenze ci sono sempre state e Coop Italia è sempre stata soggetto a cambiamenti e trasformazioni. E oggi ancora di più, se si pensa alla crisi che, come le famiglie, tocca anche le imprese distributive, che non sono quell’isola felice” che qualcuno teorizzava. Oggi si chiude un ciclo e occorre innovare. L’importante è che i cambiamenti non siano dettati dalle soggettività dei dirigenti. Come ricordava Newton, tutti, dal massimo dirigente in giù, dobbiamo sempre aver presente che siamo dei nani seduti sulle spalle di un gigante. E nel nostro caso il gigante è la Coop. La sua storia, il suo marchio, uno dei più amati dagli italiani, e gli 8 milioni di soci stanno lì a ribadirlo.

E quale sarà il futuro di Vincenzo Tassinari?
Dopo 40 anni di carriera, quasi tutti nella cooperazione di cui 25  da presidente di Coop Italia, credo di aver fatto il mio dovere, al massimo delle mie possibilità, sempre con determinazione e onestà, come si conviene a un cooperatore. Da poco sono stato nominato presidente di SAI Agricola, una bella azienda del settore agroalimentare. Porterò la mia esperienza, soprattutto utile allo sviluppo sui mercati nazionali ed internazionali, che è oggi una grande necessità per tutto il made in Italy. Poi continuerò l’attività di insegnamento universitario in cui sono impegnato a Milano e Bologna, a cui tengo particolarmente. Ho appena concluso il corso alla Bicocca, con 312 ragazzi: giovani stupendi e preparati, e trovo angosciante che la nostra società  non riesca a dare loro un lavoro e una speranza per il futuro. Insegnare a questi ragazzi, portando loro l’esperienza manageriale, credo sia un compito fondamentale per i dirigenti cooperativi, che devono assicurare il rispetto di quella dimensione fondante della cooperazione che è la transgenerazionalità.

Cambiano i vertici: Marco pedroni è il nuovo presidente

L’assemblea di bilancio di Coop Italia, tenutasi il 25 giugno scorso a Casalecchio di  Reno, ha varato un nuovo modello di governance che prevede un unico consiglio di amministrazione (mentre prima c’era un sistema duale con un consiglio di sorveglianza, guidato da Ernesto Dalle Rive e un consiglio di gestione, presieduto da Vincenzo Tassinari). Alla guida del nuovo consiglio è stato eletto il 54enne Marco Pedroni (nella foto qui a destra), presidente di Coop Consumatori Nordest, con Marcello Balestrero,  presidente del Consorzio nordovest, come vice.  Maura Latini sarà il direttore generale.

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