Da Gerico datteri di pace

Arriva nei negozi Coop, grazie a un progetto di solidarietà internazionale, un prodotto la cui vendita aiuterà a costruire un ospedale per la popolazione palestinese        

Si chiama Medjoul, è un dattero poco diffuso in Europa, ancor meno in Italia, ed è considerato il “re dei datteri” per il suo sapore e la sua consistenza. Per Gerico, città palestinese, è il frutto che aiuterà la rinascita economica. Verrà commercializzato in esclusiva nel circuito Coop con il marchio “Terra equa”, e dentro di sé ha un grande progetto: acquistandone una confezione si contribuirà (0,25 euro a confezione, pari a 1 euro al chilo) alla realizzazione di una sala della prima clinica di chirurgia pediatrica a Betlemme.
In cifre: 38 posti letto, più chirurgia e rianimazione. Complessivamente l’ospedale costerà oltre cinque milioni di euro: ad oggi non esiste niente di simile in Palestina. Il progetto “datteri di Gerico” è frutto della collaborazione di Coop con i produttori palestinesi e i trasportatori israeliani. Ma sono tanti i soggetti che stanno dando il loro contributo in questa complessa gara di solidarietà: la Fondazione Giovanni Paolo II, la Regione Toscana, Unicoop Firenze e professionisti che hanno lavorato all’ospedale fiorentino Meyer, uno dei più noti ospedali pediatrici d’Italia.
Gerico è una città della Cisgiordania di circa 19mila abitanti: un’oasi dove si producevano arance, mandarini e datteri in centinaia di ettari di terra fertilissima.
È famosa per i suoi scavi archeologici che risalgono a oltre diecimila anni fa e ne fanno l’insediamento urbano più antico del mondo. È anche la città più bassa del mondo: 250 metri sotto il livello del mare. Le migliaia di pellegrini che si recavano in Galilea inserivano Gerico senza indugi nelle loro rotte.
Poi dal 2002 niente fu più come prima. Nasce il Muro a Betlemme – la barriera di sicurezza israeliana fatta di trincee, check point, filo spinato – che ha portato all’isolamento dei territori governati dall’Autorità nazionale palestinese. Così Gerico piano piano è appassita. Oggi Gerico è diventata uno degli insediamenti più poveri dei territori governati dai palestinesi. L’ha affrontato con successo un’imprenditrice italiana che, con infinita pazienza, ha ricostruito il puzzle del flusso di merci fra questo luogo così lontano (non solo geograficamente) e il mondo europeo: Cristina Masini Cherici, di Holy land, che fa un primo viaggio in Palestina nel 2008 e se ne innamora. «Non è facile capire le difficoltà che si trovano in quei paesi quando si affronta il tema dell’export» sostiene Cristina. Bisogna far capire agli agricoltori la necessità di associarsi e l’esigenza di seguire certe procedure. Senza contare il fatto che i movimenti di merci sono continuamente interrotti da check point, barriere, difficoltà burocratiche.
Oggi il progetto “datteri di Gerico” ha ripreso, affinato e potenziato una rete che, nonostante i conflitti, non si era mai spezzata del tutto. Così i piccoli produttori abituati a raccogliere e vendere sul mercato locale hanno costituito micro-cooperative in cui si garantisce il rispetto dei diritti dei lavoratori.  Poi il dattero inizia i diversi passaggi del suo complicato viaggio che lo porta nei negozi Coop. Holy landsegue tutta la filiera e certifica la qualità del prodotto. «Mi piace pensare – conclude Cristina – che i datteri di Gerico siano anche il simbolo di una nuova collaborazione fra questi due popoli straziati da un conflitto che dura da troppo tempo ormai…».

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