Così la crisi cambia i nostri consumi

Il rapporto Coop 2012 descrive le strategie delle famiglie per far fronte alle difficoltà imposte dalla crisi economica

Il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 46% della ricchezza totale, mentre il 30% delle meno ricche non arriva a detenerne l’1%. Negli ultimi cinque anni il divario fra ricchi e poveri è aumentato ancora e molte famiglie sono alle prese con la quadratura del bilancio, senza vedere uno spiraglio di luce all’orizzonte. Il Rapporto Coop 2012 su Consumi e Distribuzione ci offre una fotografia dell’Italia dai toni decisamente cupi. "Nonostante anni di duri sacrifici, per l’economia italiana e le famiglie il 2012 si presenta come un anno veramente difficile – spiega il vice-presidente di Ancc, l’Associazione nazionale cooperative di consumatori, Enrico Migliavacca – Quasi tutti gli indicatori hanno andamenti negativi e anche lo sguardo verso il prossimo futuro ne risente".
Di nuovo c’è che gli italiani hanno imparato ad affinare le strategie di "sopravvivenza" cercando di parare i colpi di tagli e manovre. Non sempre ci riescono, ma ci provano, senza farsi troppe illusioni su un rapido cambiamento della situazione. E quello che ne vien fuori è un sensibile cambiamento dei comportamenti di consumo.
La fatica delle famiglie
Quanti soldi servono per vivere tranquilli? Almeno 3.000 euro mensili è la risposta. Invece, il 30 per cento delle famiglie italiane giudica le proprie entrare non sufficienti a coprire le spese mensili. Èd è chiaro che – salute a parte – non si può vivere sereni senza un minimo di tranquillità economica. Ragion per cui negli ultimi anni è cresciuto sia il numero di chi non ce la fa a sostenere le spese sia di chi invece reputa sufficiente il proprio reddito.
Anche il grado di felicità misurato da Coop nel Rapporto, non necessariamente aumenta in proporzione al crescere dei consumi. In realtà sul piatto della bilancia pesano soprattutto le preoccupazioni per la situazione economica, il timore che possa peggiorare, e dall’altro lato la qualità delle relazioni familiari, le amicizie e, soprattutto, la salute. Conforta che ben il 94% degli italiani si dichiarano soddisfatti delle proprie relazioni familiari e l’88% anche delle relazioni amicali. L’85% degli italiani inoltre è molto o abbastanza soddisfatto del proprio stato di salute. Ma di fronte al futuro, e soprattutto agli imprevisti, oltre il 70% degli italiani non è sicuro di poter affrontare una spesa imprevista di soli 1.000 euro.
E dunque, si spiega perché circa sei famiglie su dieci sono in difficoltà e raggiungono un dato appena sufficiente di "felicità". E i giovani? Nonostante il prezzo che la "generazione persa", come l’ha definita Monti, paga alla crisi, guidano la classifica del benessere soggettivo col punteggio di 6,6, mentre gli anziani non arrivano alla sufficienza. Ma qui ci conforta il pensiero che avere tutta la vita davanti, sebbene colpiti duramente dalla crisi, sia una buona ragione perché i nipoti sorridano un po’ di più dei nonni.
Navigazione a vista
Ed eccoci al dunque. Come fanno gli italiani, o meglio, le famiglie normali, quelle con uno o due redditi da lavoro dipendente, a cavarsela tra i marosi della crisi senza naufragare? La prima risposta è: male. Far quadrare il bilancio quando hai un reddito sempre più esiguo, eroso dalle manovre economiche e dall’inflazione, è molto difficile. E così una famiglia su quattro è costretta a indebitarsi per andare avanti. A risparmiare ci riesce soltanto una famiglia su sei. D’altra parte, la stretta fiscale e la recessione economica deprimono il potere d’acquisto delle famiglie, la cui capacità di spesa continua a scendere ed è probabile che non inizi a salire prima del 2014. Cade così la domanda di beni durevoli come l’auto o l’arredamento. Anche l’abbigliamento non è sentito come prioritario.
Sale invece la spesa per servizi legata soprattutto all’invecchiamento della popolazione. Ma il dato significativo è che gli italiani spendono oltre metà del loro reddito per consumi "immateriali": tempo libero, sanità , comunicazione. Tutto il resto ristagna o decresce. Calano i consumi alimentari (di cui parliamo a parte) e quelli per i trasporti: l’aumento inarrestabile dei carburanti si fa sentire, tanto che nel primo semestre del 2012 i prezzi della benzina sono cresciuti del 18% e quelli del gasolio del 22. Risultato: un forte calo della domanda di carburanti. Forse non è la fine del mito dell’auto, ma il calo delle immatricolazioni lascia pensare che sta avvenendo qualcosa di molto profondo negli stili di vita. E le risorse liberate dall’auto dove vanno a finire? Se ci sono, vanno a finire nella casa. L’incremento della spesa per l’alloggio è dovuto principalmente alla voce affitto e mutuo e alle utenze come gas, luce, acqua. L’aumento dei canoni d’affitto e delle rate del mutuo è stato pari a circa il 10%. Anche nel caso delle utenze l’inflazione ha determinato un aumento della spesa di circa il 10%. 
"Spese inevitabili"
E così, per controbilanciare le cosiddette "spese inevitabili", non resta che tagliare sull’arredamento e gli elettrodomestici ridotti complessivamente del 30%. Anche i consumi domestici sono finiti nel mirino di una accorta amministrazione familiare: meno 2% di Kwh per abitante, meno 10% di consumi di acqua potabile negli ultimi cinque anni. Purtroppo se fa freddo non si può rinunciare al riscaldamento e quindi il consumo di gas naturale è legato alle condizioni climatiche.
E il tempo libero? Tagli anche qui. Si compra la pizza da asporto e si consuma a casa, magari davanti al televisore, rinunciando ad uscire per andare al cinema al posto del quale si noleggia un più economico dvd. Gli italiani hanno risparmiato anche sugli spettacoli: rispetto al 2007, nel 2011 siamo a un meno il 16% in discoteca, meno 12% in teatro. Mentre il cinema ha subito nel primo semestre di quest’anno una drastica riduzione di oltre il 15%. È un po’ deprimente doverlo constatare, ma questa crisi, oltre a metterci in mutande, ci ha infilato anche le pantofole se è vero che negli ultimi due anni il pubblico televisivo è cresciuto del 12 per cento.
"Si esce meno la sera compreso quando è festa", cantava Lucio Dalla una trentina di anni fa, ai tempi di un’altra austerità. Ma allora c’era la fiammella della speranza a far luce sul futuro. Oggi non c’è più neanche quella. Non per niente l’indice di fiducia al 41% ci colloca agli ultimi posti nel mondo e solo il 15% degli italiani pensa che il paese uscirà dalla recessione nei prossimi 12 mesi.   
 

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