Buoni_e_Giusti_Coop.jpgPoi via a progetti sociali sul territorio Coop rilancia la sua battaglia contro il lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori nelle principali filiere agricole del nostro paese. E lo fa con una specifica campagna, intitolata “Buoni e Giusti Coop” che si svilupperà su diversi fronti, proprio per contrastare fenomeni purtroppo diffusi e radicati che, secondo le ultime stime interessano 400 mila lavoratori per l’80% stranieri, impegnati non solo nelle “ormai note” campagne di raccolta di pomodori, arance e clementine (concentrate nelle regioni del sud), ma anche nella raccolta di fragole, uva e altri frutti e ortaggi (anche nel nord del paese).

Coop certo non parte da zero (ci siamo occupati della cosa un paio di mesi fa proprio sulla nostra rivista), considerando che è stato il primo distributore in Europa (nel 1998) ad ottenere la certificazione SA8000 che vincola al rispetto di standard etici e diritti dei lavoratori e che l’attività di controllo sui fornitori viene svolta da diversi anni. Ma ora si vuole fare un deciso e ulteriore salto di qualità con una campagna fatta di atti concreti più che di parole e che si muove su tre assi. In primo luogo una serie di interventi concentrati sulle filiere individuate come le più critiche,  inoltre  azioni e controlli sul campo e in parallelo iniziative di supporto a carattere sociale. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Più controlli nei campi Coop ha individuato 13 filiere ortofrutticole più esposte ai rischi di illegalità e dove più frequentemente emergono episodi di sfruttamento dei lavoratori. Con una pianificazione degli interventi che tiene conto della stagionalità, sono già partiti controlli sulla filiera degli agrumi, per poi proseguire con le fragole, il pomodoro, i meloni, le angurie, l’uva, le patate novelle e altri 5 ortaggi di largo consumo. Saranno coinvolti non più soltanto gli 80 fornitori ortofrutticoli del prodotto a marchio Coop (che a loro volta coinvolgono un totale di 7.200 aziende agricole), ma tutti gli 832 fornitori nazionali e locali di ortofrutta (per oltre 70.000 aziende agricole). A tutti i fornitori Coop ha chiesto di sottoscrivere l’adesione ai principi del Codice Etico che contempla una serie di impegni per il rispetto dei diritti dei lavoratori e prevede l’esecuzione di un piano di controlli a cui non si può venir meno, pena, in caso di non-adesione, l’esclusione dal circuito.

Inoltre Coop ha già intensificato i controlli. Ad esempio nella la filiera degli agrumi (clementine e arance Navel), indagata dagli auditor di Bureau Veritas (società leader a livello mondiale nei servizi di ispezione, di verifica di conformità e di certificazione) i primi dati che hanno coinvolto tutti i fornitori Coop e un terzo delle aziende agricole di questa filiera su tre regioni – Calabria, Sicilia e Puglia – non hanno evidenziato nessuna segnalazione di gravi non conformità  (caporalato, lavoro nero o casi di discriminazione). Sono state invece individuate problematiche relative a norme di sicurezza disattese sulle quali è stato chiesto un pronto intervento. I prossimi controlli riguarderanno le fragole e il pomodoro ciliegino.

La Rete del lavoro agricolo di qualità L’altro binario su cui si muove la campagna “Buoni e Giusti Coop” è la richiesta (non un invito) rivolta alle 7.200 aziende coinvolte nella fornitura dei prodotti a marchio di iscriversi alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità promossa dal Ministero delle politiche agricole nel 2015.

Questa iscrizione attesta di essere un’azienda pulita, in regola con le leggi e i contratti di lavoro, non aver riportato condanne penali e non avere procedimenti in corso. La procedura complessa sta ostacolando un’adesione massiccia e, secondo Coop, serve una semplificazione se si vogliono raggiungere risultati significativi in tempi brevi senza inceppare la macchina autorizzativa.

“Il nostro è un impegno costante, sistematico e non di facciata – spiega Marco Pedroni, presidente Coop Italia – Siamo a fianco del Ministero e di tutti quegli enti e organizzazioni che hanno a cuore questo problema. Il rischio è che l’impresa “cattiva” scacci quella buona e che la ricerca del prezzo più basso faccia a pugni con i diritti delle persone. La campagna “Buoni e Giusti” con tutto ciò che ne consegue vuole essere un apripista per intervenire concretamente  sulla realtà dello sfruttamento. Il nostro è un discorso etico, ma l’illegalità ha anche un risvolto economico che si gioca sulla pelle dei più deboli e sulle imprese oneste”.

Un prezzo equo per i produttori “Accanto al contrasto al lavoro nero e alle frodi alimentari – prosegue Pedroni -, vogliamo affrontare anche il tema dei prezzi nel settore ortofrutticolo, perché spesso è lì che si trova un indicatore dell’illegalità. La volatilità dei mercati è elevata, ma si possono e si debbono trovare le soluzioni, affinché sia i consumatori che i produttori abbiano il giusto prezzo. Come Coop siamo attenti a riconoscere ai produttori agricoli prezzi equi, non il prezzo più basso del mercato che in certe filiere nasconde l’illegalità. Va segnalato che problemi importanti nella formazione del valore dei prodotti ortofrutticoli sono sia quello dei costi intermedi e logistici (che pesano quasi il 40% sul prezzo finale) che quelli di una migliore organizzazione e aggregazione dei produttori; se ne avvantaggerebbero sia i consumatori che gli agricoltori”.

aprile 2016

 

Progetti di sostegno sociale

La campagna di Coop mira anche ad occuparsi delle condizioni di vita dei lavoratori. In accordo con le istituzioni locali, il volontariato laico e cattolico, il mondo sindacale delle zone dove avvengono le campagne di raccolta si sta definendo un piano di azioni concrete per diffondere una sempre maggiore consapevolezza del fenomeno (e di queste azioni vi daremo conto nei prossimi numeri).  

La presentazione della campagna Coop è stata anche l’occasione per esprimere una posizione in merito al disegno di legge, in discussione al Senato, volto a contrastare i fenomeni di caporalato lavorando sia sulla deterrenza del fenomeno che sulla prevenzione. Coop è pronta a svolgere la propria parte, fungendo, come in altre circostanze, da apripista come già in altre circostanze, ma non può essere sola su un tema che, per la sua complessità, ha bisogno del controllo da parte delle istituzioni pubbliche. 

“Da parte sua Coop partecipa al Tavolo voluto dal Governo e sta svolgendo una parte attiva anche sul versante del disegno di legge, tanto da aver chiesto assieme alle altre sigle della grande distribuzione di essere ascoltata in audizione – sottolinea Stefano Bassi, presidente di Ancc-Coop (Associazione Cooperative di Consumatori) – ma il ruolo dei controlli pubblici è comunque un passaggio imprescindibile per il funzionamento di un sistema che voglia seriamente raggiungere obiettivi di prevenzione e repressione di un fenomeno di portata nazionale. Proprio con lo scopo di favorire l’adesione alla Rete del Lavoro Agricolo noi ci siamo mossi volontariamente con il coinvolgimento delle aziende nostre fornitrici, e stimiamo che altri possano seguirci su questo stesso terreno ma occorre avere consapevolezza che tutta intera la grande distribuzione è responsabile di circa la metà delle vendite di ortofrutta in Italia. Per questo vogliamo avanzare la proposta di collegare l’accesso a qualsivoglia finanziamento pubblico o beneficio di natura fiscale all’iscrizione alla Rete in una logica di incentivo e sprone all’adesione. Crediamo che, così facendo, potremo dotarci di una misura più efficace nella comune lotta al caporalato”.

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