Tante ore sotto il sole per una paga misera, tra i 20 e i 30 euro al giorno di media. Qualcuno arriva ad assumere sostanze dopanti e droghe pur di resistere alla fatica.  Tutto ciò e molto peggio accade tutto l’anno in Italia seguendo flussi stagionali (interregionali e internazionali) che portano manodopera nei campi a prezzi ridicoli: lavoratori a cottimo, fuori dai contratti di lavoro, il 60% dei quali privi di accesso ad acqua o servizi igienici.

L’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil ha stimato in 100 mila i lavoratori in Italia in condizioni di sfruttamento e grave vulnerabilità. Sotto un caporale, l’orario medio di lavoro va dalle 8 alle 12 ore al giorno, per un salario di circa la metà di quanto previsto dai contratti regolari. I braccianti devono pagare per il trasporto e comprarsi i beni di prima necessità. Il guadagno dei caporali? È esorbitante. Simulando, in una campagna di raccolta dell’ortofrutta, 450 mila cassoni riempiti in un mese, un capo negoziatore si metterà in tasca 225 mila euro da suddividere poi con la squadra dei caporali che è inquadrata gerarchicamente. Al capo resteranno 95 mila euro, 10 mila euro al vice capo/addetto alla logistica, 5000 euro ai caporali intermedi, 2000 euro al caporale/autista che sta alla base della piramide.

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