Buoni_e_Giusti_Coop.jpgSono iniziati i controlli 2017 della campagna Buoni e giusti volta a promuovere l’eticità delle filiere ortofrutticole a rischio. Ma dal 2015 sono già state 8 le filiere ortofrutticole sotto i riflettori, per un totale di 270 aziende agricole sottoposte a audit, e 2 aziende sospese per gravi problemi rilevati in sede di audit.

A ritroso le prime ispezioni hanno riguardato la filiera degli agrumi (clementine e arance Navel). Successivamente sono state ispezionate le filiere delle fragole, il pomodoro pachino, la lattuga, i meloni, la filiera del pomodoro da industria, l’uva per un totale di 8 filiere e 270 aziende agricole ispezionate.  A ciò si aggiunge l’impegno chiesto alle 7200 aziende agricole dei prodotti a marchio Coop a iscriversi alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità.

La campagna “Buoni e Giusti Coop” lanciata a marzo 2016 è per Coop un impegno che parte da lontano in realtà (nel 1998 Coop è stata la prima in Europa e l’ottava nel mondo a adottare lo standard SA8000 per ottenere precise garanzie in tema di responsabilità sociale dai propri fornitori di prodotto a marchio), ma che è stato rilanciato a fronte di un problema drammatico che arriva a toccare i diritti primari delle persone. A fianco di Coop un ente esterno, Bureau Veritas, che si occupa delle verifiche e dei controlli ispettivi in campo.

I risultati 2016 sono stati tutto sommato incoraggianti anche perché, è doveroso dirlo, Coop parte da una situazione di vantaggio avendo già da tempo avviato le ricognizioni.  Le segnalazioni di gravi non conformità si sono registrate sulla filiera del pomodoro da industria dove, nell’estate 2016, a seguito di ispezioni sono state sospese 2 aziende agricole per gravi problemi di sicurezza e ostilità all’audit. D’altronde è questa la filiera che più di tutti almeno nell’opinione pubblica impatta con il fenomeno criminale.  Nella stagione estiva 2016 c’è stato infatti un potenziamento delle ispezioni in campo pari  a più del doppio rispetto all’anno scorso: sono state 48 le ispezioni solo su questo specifico settore (prevalentemente in Puglia, ma anche in Campania, Abruzzo, Emilia Romagna e Toscana). Inoltre alle prime 7.200  aziende agricole si sono aggiunte  le altre 1.500 aziende agricole coinvolte nella filiera del pomodoro da industria  (di cui il 15% opera nelle filiere più critiche per zona geografica e modalità di raccolta manuale)  anche queste invitate a aderire alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità.

Nelle altre filiere ispezionate nel corso del 2016 invece sono state individuate problematiche relative a norme di sicurezza disattese su cui è stato chiesto un pronto intervento. Le verifiche di follow up datate 2017 serviranno anche a testare la risoluzione di queste criticità.

1 Commento


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    bruna

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    13 marzo, 2017 at 11:28 am — Rispondi

    Perché soprattutto la verdura è spesso appassita e mediamente più cara che sui mercati? Parlo di Chivasso dove il mercato è già più caro che non per esempio Torino di c.so Racconigi.

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