Bambina-animali.jpgSe il 2015 è stato l’anno in cui per la prima volta, da un secolo a questa parte, la popolazione italiana è calata (meno 138 mila unità) e il numero di nascite ha toccato il picco negativo di appena 488 mila bambini, fa ancor più impressione scoprire che alle culle vuote si accompagna invece sempre più il dato di una presenza massiccia di animali domestici nelle nostre case. Se gli umani residenti sono circa 60 milioni, altrettanti sono gli animali domestici (o da compagnia).

Certo per arrivare a mettere insieme questi 60 milioni bisogna contare 30 milioni di piccoli pesciolini colorati che stanno nei nostri acquari, 13 milioni di canarini e altri uccelli oltre 3 milioni tra piccoli roditori e rettili. Cifre impressionanti e rappresentative di una tendenza, che però ha sicuramente il suo cuore più significativo nei 14 milioni di cani e gatti che vivono nelle famiglie degli italiani, anzi è forse più esatto dire che fanno parte di queste famiglie. I gatti sono un po’ più dei cani (51,8% contro 48,2%), ma in realtà le famiglie con un cane sono più numerose (21,5%) di quelle con un felino (19,1%), questo perché succede più spesso che ci sia chi di gatti ne ha più di uno.

Sulla base di questa fotografia si può tranquillamente dire che ben più della metà delle famiglie (le stime indicano un 55% circa) ha un animale da compagnia in casa e che comunque un 40% di nuclei famigliari ha un cane o un gatto con cui convive.

Il dato è stabile negli ultimi anni, ma in una crisi che ha tagliato tante spese quella per questo tipo di amici non ne ha certo risentito, anzi. Questo perché gli italiani sono convinti che avere un animale faccia bene, generi benessere (soprattutto psicologico), favorisca uno stile di vita sano e piacevole, stimoli anche l’intelligenza e le relazioni. Cioè una sorta di cura che aiuterà a far camminare i pigri, sorridere i depressi, comunicare gli asociali, ringiovanire gli anziani e responsabilizzare i bambini.

Del resto, specie cani e gatti, con le evoluzioni demografiche e urbane degli ultimi decenni, svolgono una vera e propria funzione sociale, causa l’aumento dei nuclei famigliari composti da persone sole, specie tra gli anziani, e la crescita dello stile di vita tipico delle città (grandi e non solo) che non aiuta certo la relazione e la socializzazione.

Dunque ben venga il doversi preoccupare di una bestiola che comunque non mancherà di ricambiare abbondantemente le nostre attenzioni.

Ovviamente, le considerazioni positive sul ruolo degli animali che valgono per gli adulti e gli anziani, valgono anche per i bambini, nel senso che comunque interagire con un cane, un criceto o altro, prendersene cura, rispettarlo aiuta e stimola i nostri figli.

Nell’evoluzione del nostro rapporto con gli animali, come abbiamo visto sempre più caricato di contenuti sociali, occorre ovviamente evitare eccessi e deformazioni, rispettando la natura di cani, gatti, che anche se vivono e condividono tanti momenti con noi, cani e gatti restano, con le loro esigenze e abitudini.

“L’errore – spiega Roberto Marchesini – è umanizzare e antropomorfizzare l’animale. Questo diventa un problema, perché si sovrappongono i nostri desideri e bisogni ai suoi”.

Dunque equilibrio, informazione e conoscenza sono armi importanti e fondamentali per chi possiede un animale. Informazione che aiuta anche nel gestire le spese che la presenza di questi amici comporta. Spese che stanno aumentando in maniera significativa e costante anche in questi anni difficili per la nostra economia. Da 1 miliardo e 711 milioni di euro che sono stati spesi per gli alimenti di animali domestici si è saliti costantemente ogni anno sino ad arrivare a 1 miliardo e 848 milioni spesi nel 2015 (+ 8%). Di questo miliardo e 848 milioni ben 1 miliardo e 830 sono quelli spesi per cani e gatti che dunque di fatto sono i padroni di questi mercato in crescita. Crescita perché la giusta attenzione per garantire una migliore alimentazione, completa, equilibrata e salutare sta crescendo. Cioè come anche per gli umani siamo sempre più attenti a leggere ingredienti, a volerne alcuni ed evitarne altri.

Ovviamente, oltre al cibo c’è poi tutto il reparto accessori (dai prodotti per l’igiene a trasportini, guinzagli, cucce, ciotole, gabbie). Le statistiche segnalano un particolare aumento dei prodotti antiparassitari, segno dell’attenzione per la salute e il benessere delle nostre bestiole.

Poi ovviamente c’è chi va ben oltre e cerca più di curare l’estetica che la sostanza, spendendo fino a 70 euro per un guinzaglio all’ultimo grido, cappottini e altro. l

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